Autismo, mailbombing al Campidoglio per aiutare una “mamma disperata”

«O muore lui, o muoio io», minaccia Cristiana, che racconta di essere «allo stremo delle forze». Cerca qualcuno che aiuti suo figlio, diventato violento e ingestibile. 4mila famiglie si uniscono al suo grido di Redattore Sociale

Una “mamma disperata”, con un figlio autistico di 19 anni che ogni giorno la pone di fronte a grandi difficoltà: lancia un appello accorato alle istituzioni, ma in una città come Roma pare che l’unica possibilità sia un ex manicomio. Intorno a lei, però, si stringe la rete: quella rete virtuale che sempre di più raccoglie e sostiene le fatiche quotidiane di famiglie che vivono la disabilità, la malattia e la sofferenza. E l’aiuto reale prende la forma di “mailbombing”: una forma di denuncia moderna, che sfrutta le tecnologie come mezzo di comunicazione pervasivo, capace di riunire la voce di tanti e farla arrivare direttamente a chi ha il compito di ascoltarla. In questo caso, sono il Campidoglio e la Asl Roma B i destinatari di questo appello corale: 4mila persone che si uniscono così all’appello di Cristiana Lucaferri, la mamma “disperata” del “gigantesco” Andrea, che da mesi aspetta una risposta.

Questo moto collettivo di solidarietà, rilanciato da Gianluca Nicoletti su “Insettopia”. parte dal gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia”. Si legge nella mail, inviata al sindaco Marino e alla direzione della Asl competente: «Voglio esprimere tutta la mia indignazione per l’assoluto stato di abbandono in cui avete lasciato la signora Cristiana Lucaferri e suo figlio Andrea. Vi riteniamo sin d’ora direttamente responsabili di ogni grave cosa possa accadere a queste persone che per tanto tempo sono state considerate meno degli ultimi e abbandonate a loro stesse, colpite da uno stigma sociale gravissimo, generato proprio dalle istituzioni che avrebbero dovuto assisterle». In un’intervista rilasciata alcune settimane fa, Cristiana infatti aveva detto disperata: «O muore lui, o muoio io».

Il caso. La storia di Cristiana era stata raccontata circa un mese fa dal blog di Nicoletti “Miofiglioautistico”, che aveva ricevuto tramite mail il suo appello e lo aveva pubblicato: «Ho un figlio autistico di 19 anni e mezzo che non riesco più a gestire – raccontava -. È alto quasi 2 metri e pesa 135 kg. Fino a due anni e mezzo fa riuscivo a fargli fare molte attività era sereno e tranquillo: un figlio esemplare, oserei. Poi improvvisamente un’ulteriore e progressiva chiusura: non vuole più fare niente tranne andare per ore e ore in macchina.. 5, 6, 7 ore al giorno…Ma la cosa peggiore e terribile è che è diventato aggressivo: in macchina picchia e apre lo sportello, ma non sempre riusciamo a capire il perché. Non ho più una vita, sono praticamente tenuta in ostaggio da lui tutto il tempo, tranne quando dorme. Ho dovuto lasciare il lavoro, non posso andare da nessuna parte». Per questo motivo, Cristiana cercava «disperatamente un posto dignitoso dove possa stare, Roma o nei dintorni. O anche fuori regione, purché sia più adatto possibile alla sua problematica di autistico. Sono andata anche in un paio di associazioni specifiche per l’autismo, con la speranza di attuare qualche progetto adatto a questa situazione. Ma niente, mi hanno consigliato un periodo di allontanamento: non so se sia la soluzione migliore». Quel che Cristiana cercava, in realtà, era «un operatore che gli faccia da educatore per 5-6 ore al giorno, che possa aiutarmi e soprattutto aiutare mio figlio. Dove trovarlo? Come si fa ad averlo per così tante ore?», chiedeva Cristiana. Che così concludeva la sua lettera : «Sono allo stremo delle forze, mi sento come una malata terminale».

Nessuna soluzione. Una risposta risolutiva, da un mese a questa parte, non è arrivata. Solo Silvia Perdichizzi, addetta stampa dell’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini, ha fatto sapere che «conosciamo bene la situazione di Andrea, situazione che da un mese circa è alla nostra attenzione. Stiamo cercando di trovare delle soluzioni che possano dare un sostegno a lui e alla sua famiglia, pur non essendo semplice a causa dei tempi e delle situazioni createsi precedentemente al nostro arrivo. Per quanto riguarda l’assessorato di Roma Capitale ci stiamo muovendo su tre direttive: con la Asl, con il municipio di riferimento e anche nella ricerca di risposta di sollievo seppur temporanea. È chiaro che ci sono delle regole e delle maglie entro le quali dobbiamo muoverci ma speriamo di trovare al più presto una soluzione per Andrea e per tutte le situazioni emergenziali come la sua». Nessun riscontro, invece, né dal sindaco né dalla Asl, che ora vengono nuovamente interpellati, questa volta da un coro di 4mila persone, affinché indichino una soluzione a questa famiglia e alle tante che, a Roma, vivono una situazione del genere. Oggi su Facebook racconta: «L’unica risposta della Asl fino a ieri non è più neanche l’ala psichiatrica di una clinica riabilitativa, ma un ex manicomio. Non ho parole!».

Roma “s’illumina di blu”, ma non si occupa del problema. La situazione di Cristiana e di Andrea è quella di tante famiglie che, a Roma, affrontano ogni giorno le difficoltà e le crisi che l’autismo impone. «Roma è una città fantastica – commenta Gianluca Nicoletti – e traboccante di spazi vuoti, purtroppo inutilizzati, messi a disposizione dei soliti amici o presidiati da preti e suore che non li mollerebbero per nulla al mondo. Sono convinto che questa città avrebbe risorse perché casi come quelli di Cristiana Lucaferri potessero trovare una corretta risposta istituzionale. La mia convinzione triste e desolata è che però a Roma l’autismo non venga considerato un problema su cui ci sia sufficiente convenienza politica per impegnarsi. A parte illuminare di blu i monumenti una volta all’anno, che sarà pure carino, ma non risolve i problemi dei genitori di autistici. Spero di essere presto smentito!».

23 maggio 2014

Potrebbe piacerti anche