“Buon Samaritano”, consegnati i premi

Al teatro Argentina la XVII edizione organizzata dal Centro diocesano per la pastorale sanitaria. I premi per la cura dei malati terminali, degli stranieri e per l’assistenza delle persone a rischio suicidio di Maria Elena Rosati

La cura dei malati terminali, l’assistenza alle persone a rischio suicidio, la vicinanza alla malattia degli stranieri irregolari: sono le tre declinazioni dell’impegno verso i sofferenti che hanno ricevuto il premio Buon Samaritano, promosso dal Centro per la pastorale sanitaria della diocesi di Roma. Sabato 21 al Teatro Argentina, la serata di premiazione della XVII edizione: «Un momento ecclesiale», lo ha definito monsignor Andrea Manto, direttore della Centro, con l’augurio che «lo spirito del buon samaritano di corresponsabilità e carità fraterna cresca e diventi segno di testimonianza e di educazione per tutti, per costruire davvero una società più umana e far crescere il bene comune e la solidarietà».

Tra i premiati la fondazione intitolata a Luigi Ghirotti, giornalista morto a 54 anni per un linfoma e ricordato per l’impegno civile e morale di «malato tra i malati». A 40 anni dalla sua morte, la fondazione lavora per difendere la dignità dei malati e delle loro famiglie, contribuendo alla conoscenza della realtà della cura del dolore e delle cure palliative. «Fare in modo che nessuno si senta abbandonato e solo, soprattutto nell’ultimo tratto della sua vita è stato il suo desiderio più grande di Gigi Ghirottti – ha ricordato il professor Numa Cellini, ordinario di radiologia oncologica al policlinico Gemelli e presidente onorario della fondazione -. Abbiamo creato un centro d’ascolto per aiutare tutti coloro che non vogliono sentirsi soli. La sfida più importante però è passare il testimone, fare in modo che le giovani generazioni siano educate e diffondano la cultura del sollievo».

È stato fondato invece nel 2007 dal professor Maurizio Pompili il servizio per la prevenzione dei suicidi del policlinico Sant’Andrea, primo centro in Italia per la ricerca sulle persone in crisi e l’assistenza alle famiglie: «Ci sono circa 4mila suicidi ogni anno in Italia, molti nascondono una sofferenza che non riusciamo sempre a comprendere – ha detto Pompili ritirando il premio -. Nel Vangelo del buon samaritano spiccano le parole “avere misericordia”: mettersi nei panni di chi sta male non è sempre facile, ma lo sforzo di incontrare la sofferenza è la chiave di lettura per aiutare chi ha propositi suicidi, e che sceglie di vivere solo se trova ascolto».

Premiata anche Maria Rosa Martellini, responsabile del servizio di guida all’assistenza sanitaria per stranieri presso l’ospedale San Giovanni, per il suo impegno alla cura soprattutto delle donne in attesa e dei bambini: «L’assistenza sanitaria verso gli stranieri irregolari coinvolge tutto il personale – ha spiegato -; io tento di trasmettere il mio entusiasmo, il voler fare verso queste persone. Non possiamo non occuparci di loro, quando si presentano ai nostri servizi con seri problemi di salute: il fatto che chiedano aiuto vuol dire già poter fare qualcosa». Essere buoni samaritani nella vita di tutti i giorni, manifestando l’amore incondizionato di Dio Padre, è l’augurio che fa monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo incaricato del Centro per la pastorale sanitaria: «I veri premiati stasera sono i malati che in questo momento sono negli ospedali o nelle case, e le tante famiglie che soffrono – ha detto -. Il premio Buon Samaritano deve diventare per la città di Roma un grande evento, perché gli ammalati tornino a essere protagonisti della vita cittadina».

La serata si è conclusa con lo spettacolo «Camillo soldato di Dio», prodotto dalla compagnia Cambioscena di Predappio con musiche, regia e testi di Renato Billi: un omaggio musicale alla figura di san Camillo de Lellis, patrono dei malati, di cui si celebra quest’anno il quarto centenario dalla morte.

23 giugno 2014

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