Camerieri e manovali i baby-lavoratori a Roma

Un’inchiesta di Ires e Save the Children fa luce sulla piaga del lavoro minorile nella Capitale, ancora troppo diffuso. Il 27% dei minori coinvolti è di nazionalità italiana di Giorgia Gazzetti

Senza tutele, senza diritti e spesso senza sosta. Sono chiamati baby-lavoratori i minori, italiani e stranieri, costretti a lavorare precocemente. I soggetti maggiormente a rischio sono i ragazzini dei quartieri periferici, quelli con una famiglia problematica alle spalle, i nomadi, i minori stranieri non accompagnati o i minori comunitari appartenenti a nuclei familiari in grave stato di esclusione sociale. Un fenomeno, quello del lavoro minorile, che ben si inserisce in contesti in cui a farla da padrone sono il degrado economico-sociale , culturale ed ambientale. È questa la fotografia scattata dalla terza inchiesta sul mercato del lavoro nella Capitale, dedicata quest’anno ai “Lavori minorili nell’area metropolitana di Roma”, realizzata dall’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) nei tre municipi romani – VIII, XII e IXX – con il più alto tasso di minori in età scolare costretti a lavorare, e da Save the Children Italia, che ha avvicinato e intervistato minori non inseriti nel contesto scolastico.

Dunque, i dati raccolti sono il frutto dell’analisi delle risposte fornite da circa 700 minori sotto i 15 anni di età. In quattro mesi, da marzo a luglio 2008, inoltre, sono state raccolte 62 storie lavorative, intervistando 42 ragazzi, di cui solo 10 femmine, tra gli 11 e i 21 anni di dieci diverse nazionalità (italiana, afgana, bengalese, cinese, egiziana, indiana, marocchina, rumena e rom). Il 41% dei ragazzi impiegati nel lavoro sommerso è di nazionalità straniera, il 27%, invece, è di nazionalità italiana. Il 28% degli intervistati lavora e frequenta contemporaneamente la scuola. Di questi, oltre il 26% ha tra i 12 e i 13 anni; il 41% fra i 13 e i 15. Ma sono pochi quelli che riescono ad assolvere l’obbligo scolastico.

Da non trascurare, pertanto, le percentuali di quanti hanno dichiarato di lavorare quasi tutti i giorni (29%) e di quelli impegnati qualche giorno alla settimana (34%), per almeno 6-9 ore al giorno. I più sfortunati, invece, lavorano anche 12 ore. Ma perché i ragazzini lavorano? Stando alle dichiarazioni, il 48% lo fa per avere più soldi in mano a causa del progressivo impoverimento della famiglia; il 43% per aiutare i genitori. Inoltre, rispettivamente nel 69% e nel 22% dei casi, i minorenni sono impiegati nelle attività dei genitori o di amici e conoscenti. Il restante, e questo è uno dei dati più preoccupanti, è coinvolto in attività illegali.

Ristorazione, edilizia, artigianato e manovalanza sono i settori in cui vengono sfruttati maggiormente i minori della Capitale. Ma spesso i ragazzi più deboli e idifesi cadono nella trappola della criminalità organizzata, della prostituzione, del combattimento clandestino, del borseggio, della mendicità, piaga, quest’ultima, che colpisce soprattutto i bambini dagli 8 ai 12 anni.

Ma lo studio, presentato ieri in Campidoglio dall’Osservatorio sull’occupazione e le condizioni del lavoro del Comune di Roma, «deve essere un valido strumento – auspica il sindaco Gianni Alemanno – per aiutare i giovani a contrastare le condizioni di degrado in cui vivono e per sfuggire alla spirale della povertà».

«L’intento dell’amministrazione – dice Davide Sbordoni, assessore comunale alla Attività produttive e al lavoro – è quello di adottare politiche che diano una via d’uscita ai minori sfruttati, ma senza criminalizzarli». D’accordo Alemanno, che spiega: «Tra le priorità c’è quella di intervenire nelle aree degradate come i campi nomadi tollerati e negli accampamenti abusivi situati nelle periferie», dove la tendenza al lavoro minorile è legata ad attività criminali. È altresì urgente «effettuare un monitoraggio di ogni situazione “irregolare” – conclude il sindaco –, potenziando le capacità di intervento affinché si possa contrastare ogni forma di abbandono scolastico, ogni forma di sfruttamento dei giovani». Per garantire ai bambini e agli adolescenti di vivere la propria età, quella dei giochi e della spensieratezza.

16 giugno 2009

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