Caritas, dopo il terremoto serve la «ricostruzione spirituale»

«Alcuni interventi vanno fatti per dare il senso di una storia che riprende». Raccolti e inviati beni di prima necessità grazie all’impegno delle parrocchie di Matteo Raimondi

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«Ora il problema principale è quello di una ricostruzione spirituale, che vada al di là di una ripresa materiale oramai ben avviata ed efficacemente organizzata». Con queste parole Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore di educazione alla pace e alla mondialità della Caritas diocesana, apre un nuovo capitolo dell’impegno sull’Abruzzo. «La vita in tendopoli è demoralizzante, deprime. Oggi gli abruzzesi hanno la sensazione di dipendere da qualcuno. La quotidianità non è più governabile in modo autonomo, e probabilmente per una persona non c’è niente di peggio che la perdita di queste libertà basilari. Alcuni interventi vanno fatti per dare il senso di una storia che riprende».

I bisogni materiali nella zona di Lucoli, Collefracido, Scoppito e Tornimparte, non sono molti. La vita è scandita da un’efficiente organizzazione che permette a tutti di accedere ai beni di prima necessità. I problemi che stanno sorgendo ora sono legati all’insofferenza crescente della gente nei confronti della generica situazione di instabilità. Alla sofferenza dei più deboli. All’incontro con quei numerosi nuclei familiari che hanno rinunciato ad abitare le tendopoli, preferendo fermarsi in «canadesi» accanto alle proprie abitazioni ma che hanno comunque bisogno di supporto.

La Caritas romana ha raccolto 1.700 prodotti diversi, donati dai fedeli romani alle cinque parrocchie che fanno da coordinatrici. Ha organizzato la presenza sul posto inviando due camper: uno per i volontari, prima costretti all’addiaccio, e uno per l’équipe fissa, che sarà composta da due ragazze responsabili dell’organizzazione sul campo. «Adesso – sottolinea Bettinelli – è fondamentale procedere con l’analisi del territorio e valutare i bisogni della gente, per non correre il rischio di stare con le mani in mano. I volontari che hanno risposto al nostro appello sono stati moltissimi, molti anche i gruppi scout locali e non».

Di recente un’ordinanza del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha permesso ai proprietari delle poche case intatte di procedere con brevi spole tra tendopoli e abitazioni, ma la situazione è ancora grave. «Le prospettive per il futuro – riprende il responsabile Caritas – non sono chiare. Il terremoto ha evidenziato tutti quei problemi già esistenti prima del 6 aprile, e li ha aggravati. L’aria che si respira in Abruzzo è di grande diffidenza e timore. La data di ottobre è orientativa: bisognerà fare i conti con le difficoltà per la ricostruzione. Eppure chiunque conosca quelle zone sa che già a fine agosto, a settembre, comincia a fare freddo. Esistono frazioni a 1.400 metri di altezza». «Dal punto di vista pastorale – conclude-, la scelta delle Caritas (sono coordinate quelle di Roma, dell’Aquila e la Caritas Italiana, ndr) di stare accanto ai sacerdoti nasce da una constatazione logica. Per ricostruire i fili della speranza è essenziale stare vicini alle comunità».

4 giugno 2009

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