Catechesi e preghiera nel segno di San Camillo

L’ospedale a lui intitolato accoglie fino a mercoledì 12 febbraio la reliquia del suo cuore, a 400 anni dalla morte. Il cappellano padre Palumbo, camilliano: tra i degenti «entriamo in punta di piedi e col sorriso» di Lo. Leo.

«Più cuore nelle mani», per «curare amando e amare curando. Non parliamo solo di cura in senso medico, ma di un prendersi cura dell’altro nella visione globale dell’essere umano». Padre Sergio Palumbo, 42 anni, camilliano responsabile della cappellania e superiore della comunità dell’ospedale San Camillo, ripete le parole del «gigante della carità» per riassumere l’impegno e il carisma della famiglia religiosa che da sempre sta accanto a chi soffre.

A Roma l’ordine dei Ministri degli infermi, nato nel 1591 per «praticare le opere di misericordia», sull’esempio del fondatore san Camillo del quale si celebra il quarto centenario della morte (tutte le iniziative su www.camillodelellis.org), è molto presente. Sono circa 20 i religiosi impegnati in ospedali e case di cura: dal San Camillo, dove attualmente operano in sei, al San Giovanni e alla Villa Sacra Famiglia di Monte Mario, fino al Santo Spirito in Sassia, dove san Camillo stesso venne curato per la sua piaga ulcerosa e rimase per qualche tempo a lavorare. Fino a qualche tempo fa «i camilliani si occupavano dell’assistenza spirituale e religiosa anche al Bambino Gesù e al San Giacomo degli incurabili, nosocomio ormai chiuso», racconta padre Sergio, che ha curato a lungo la formazione dei confratelli ma ammette di aver trascorso «con grande privilegio» la maggior parte del suo ministero in ospedale, vera aspirazione di ogni ministro degli infermi.

«È tra le corsie che ci sporchiamo le mani, tornando così alle origini del nostro carisma»: con la loro assistenza ai feriti durante le guerre del XIX secolo, i camilliani – che attualmente sono circa 1.200 e oltre ai tradizionali voti di povertà, castità e obbedienza emettono un quarto voto di assistenza agli ammalati – anche a rischio della vita, furono i precursori della Croce rossa internazionale. Da domenica 10 febbraio a mercoledì, l’ospedale San Camillo accoglie la reliquia del cuore del suo fondatore e organizza momenti di catechesi e preghiera. A marzo, invece, per la prima volta ospiterà l’ordinazione diaconale di due giovani provenienti da Bucchianico, città natale del santo fondatore.

Anche se attualmente l’ordine vive una fase molto delicata, a seguito dell’arresto del suo superiore generale, i religiosi non smettono di accostarsi ai malati alleggerendo il peso della loro croce. «Chiunque attraversi la stagione della malattia ed è ricoverato in un ambiente di cura ha bisogno essenzialmente di una presenza fisica ma senza tempo. Occorre starci ed esserci – spiega padre Sergio – come Maria ai piedi della croce. Entriamo in ogni stanza in punta di piedi e col sorriso». Rivolto soprattutto a chi ha la fede sopita: «Come quel paziente di circa 60 anni al quale diagnosticarono un tumore. Voleva andare all’estero per il suicidio assistito, ma sono bastati pochi colloqui perché sentisse l’amore di un Dio che fino ad allora non era riuscito a percepire. Alla fine non è più partito, è morto una mattina, tenendomi la mano, dopo avermi chiesto i sacramenti. Noi garantiamo la tenacia di esserci, poi il resto lo fa Dio».

10 febbraio 2014

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