Cauda: nuova influenza, no al “fai da te”

L’infettivologo della Cattolica ammonisce: «Nessuna necessità di far ricorso agli antivirali. Se perdurerà, si dovrà ricorrere al vaccino» di Daniela Delle Foglie

«Non c’è nessuna necessità di far ricorso agli antivirali ed è assolutamente sbagliato andare in farmacia a procurarsi la profilassi “fai da te”». Un “no” forte e chiaro ai rimedi “fai da te”, in merito alla nuova influenza che ha fatto registrare alcuni casi anche a Roma e in altre località italiane, viene espresso dal dottor Roberto Cauda direttore dell’Istituto di Clinica della malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Quali sono le origini della nuova influenza?
La nuova influenza, di cui abbiamo avuto le prime avvisaglie, almeno a livello mediatico, alla fine di aprile, è una sindrome la cui origine deriva verosimilmente dal maiale. Ciò detto, bisogna però puntualizzare che si è data inizialmente un’informazione non del tutto corretta sul ruolo del maiale: non è che mangiando la carne di maiale o stando a contatto con quegli animali si corra un rischio. Il maiale rappresenta un serbatoio nel quale i virus aviari e i virus dell’uomo, oltre che i virus del maiale stesso, possono in qualche modo ricombinarsi. Allora la differenza che si riscontra è che il maiale può contaminare l’uomo. Ma una volta che il virus si è adattato all’uomo, si trasmette da uomo a uomo, ed è quello che sta avvenendo adesso. Il ruolo del maiale, quindi, in questa fase è assolutamente trascurabile.

Stanno aumentando anche i casi nel nostro Paese. Quali rischi corre la popolazione?
Il problema è di carattere generale: l’influenza è una malattia che si trasmette per via aerea. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ben conscia di questo fatto, ha progressivamente alzato il livello di guardia. E non è detto che si arrivi ad una pandemia. E l’augurio è che non ci arriviamo. Il problema, piuttosto, è che i rischi, con le malattie a trasmissione aerea, sono quelli di un possibile contagio. L’attenzione nei confronti del nuovo virus ha preso il via quando è stata emanata, il 24 aprile scorso, una circolare diffusa dal sottosegretario alla Salute, che aveva l’obiettivo di contenere il numero di casi e di dare delle indicazioni.

È possibile dare qualche consiglio a chi torna da viaggi in zone a rischio?
Intanto valgono le raccomandazioni che sono state riprese dalla circolare ministeriale e che sono state poi ampiamente diffuse dall’Oms, dai centri di Atlanta per il controllo delle malattie infettive: l’igiene, lavarsi frequentemente le mani, essere molto attenti quando ci si soffia il naso. Queste sono alcune precauzioni assolutamente generiche. Non c’è nessuna necessità di far ricorso agli antivirali ed è assolutamente sbagliato andare in farmacia a procurarsi la profilassi “fai da te”. Esistono certamente degli antivirali efficaci che possono essere utilizzati sotto controllo medico in presenza di una malattia o in presenza di determinate situazioni, però assolutamente non con il “fai da te”. Mi sembra giusto ribadirlo.

Ma quali potranno essere gli sviluppi futuri di questo virus?
Non è stata presa sotto gamba. È chiaro che i casi verificatisi fuori dal territorio messicano sembrano molto benigni, al livello di influenze di stagione. Non ne ho avuto una diretta esperienza, ma da quello che si legge, possiamo dire che è assolutamente una sindrome in linea con un’influenza di stagione. È piuttosto prevedibile che se ci sarà un perdurare di casi, ed è oggettivamente possibile, si dovrà ricorrere al vaccino per impedire quella tanto temuta seconda ondata che altro non è se non quanto si è verificato nelle passate pandemie. Bisogna ricordare che non sarebbe la prima pandemia subìta dal mondo, nel solo secolo passato ce ne sono state tre. La mente di tutti va, di certo, alla “spagnola”, perché ha causato tante morti. Ci dimentichiamo, però, che oltre ad essere un virus molto diverso da quello attuale, si è sviluppato dopo 4 anni di guerra in una situazione igienica a rischio. Io ricordo che il virus dell’influenza fu isolato in Inghilterra nel 1933. Certo si sapeva che era una malattia trasmettibile per via aerea, però non si sapeva che fosse un virus e che tipo di virus fosse. Ora la medicina ha fatto enormi passi in avanti. Le altre due pandemie si sono sviluppate rispettivamente nel 1957 (“asiatica”) e nel 1968 (“Hong Kong”). Uno come me, che è nato nel 1952, ha vissuto tutte e due le pandemie. Non dico perciò che una pandemia influenzale sia uno scherzo, però, come ha detto il segretario dell’Oms, si tratta di un evento eccezionale che siamo pronti ad affrontare.

Come giudica la copertura dei media in questi giorni di grande preoccupazione?
Credo che i media italiani, in questa occasione, si stiano comportando con grande responsabilità. E devo anche dire che c’è stata, da parte delle istituzioni, una risposta attenta, proprio in relazione alla situazione potenziale di pandemia. Questa volta mi sembra che la povera carne di maiale non sia stata tirata in ballo. Almeno questo non è accaduto.

6 maggio 2009

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