Certificati antipedofilia, il ministero: «No per i volontari»

Il ministero della Giustizia con due note spiega le disposizioni per chi lavora con i minori. Prevista una proroga. Le associazioni: «Impossibile adeguarsi alla legge» di Redattore Sociale

Dopo le polemiche dei giorni scorsi il ministero della Giustizia ha chiarito con due note esplicative la questione dei certificati penali antipedofilia previsti dal decreto n.39 del 4 marzo 2014 e pubblicato in Gazzetta il 22 marzo scorso, per tutti coloro che lavorano e operano con i minori.

Il ministero in particolare chiarisce che i volontari sono esclusi dall’obbligo di presentare la certificazione. «L’obbligo di tale adempimento sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi (soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica) si appresti alla stipula di un contratto di lavoro – scrive il ministero – l’obbligo non sorge, invece, ove si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro». «Non è allora rispondente al contenuto precettivo di tali nuove disposizioni l’affermazione per la quale l’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale gravi su enti e associazioni di volontariato pur quando intendano avvalersi dell’opera di volontari – spiega ancora la nota – costoro, infatti esplicano un’attività che, all’evidenza, resta estranea ai confini del rapporto di lavoro».

La seconda nota del ministero spiega invece i tempi. Anche se nel decreto la scadenza è fissata per domenica 6 aprile, per l’acquisizione del certificato è prevista una proroga, nel frattempo si potrà ovviare con un’autocertificazione. «La struttura organizzativa di questo Ministero, richiesta per le vie brevi, ha attestato che i certificati saranno rilasciati entro qualche giorno dalla richiesta – spiega la nota – In ogni caso, onde evitare che nella fase di prima applicazione della nuova normativa, possano verificarsi inconvenienti organizzativi, si ritiene che, fatta la richiesta di certificato al Casellario, il datore di lavoro possa procedere all’impiego del lavoratore anche soltanto, ove siano organo della pubblica amministrazione o gestore di pubblico servizio, mediante l’acquisizione di una dichiarazione del lavoratore sostitutiva di certificazione, circa l’assenza a suo carico di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600- quinquies e 609-undecies del codice penale, ovvero dell’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori. Per l’ipotesi in cui il datore di lavoro sia privato, nelle more dell’acquisizione del certificato del casellario, sempre che puntualmente richiesto, si ritiene che si possa procedere all’assunzione in forza di una dichiarazione del lavoratore sostitutiva dell’atto di notorietà, avente il medesimo contenuto della dichiarazione sostitutiva di certificazione, eventualmente da far valere nei confronti dell’organo pubblico accertatore la regolarità della formazione del rapporto di lavoro».

7 aprile 2014

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