«Chi sono io davanti al mio Signore?»

La celebrazione delle Palme, nella 29ª Giornata diocesana della gioventù, e la proposta di confrontarsi con il racconto della Passione. L’annuncio di Giovanni Paolo II patrono delle Gmg di Laura Badaracchi

«Il prossimo 27 aprile avremo tutti la gioia di celebrare la canonizzazione di Giovanni Paolo II: iniziatore delle Gmg, ne diventerà il grande patrono; continuerà a essere per i giovani un padre e un amico». Lo ha annunciato Papa Francesco durante l’Angelus della Domenica delle Palme, prima della benedizione finale della Messa in una piazza San Pietro stracolma di fedeli. E la notizia ha suscitato un applauso fragoroso, proprio nella 29ª Giornata diocesana della gioventù, alla presenza delle delegazioni di giovani provenienti da Rio de Janeiro e da Cracovia. Fra loro è avvenuto il tradizionale “passaggio del testimone”: i brasiliani hanno consegnato ai polacchi, che ospiteranno la Gmg nel luglio 2016, la croce e l’icona mariana della Salus Populi Romani. I due segni caratteristici dei raduni internazionali dei giovani, che sono partiti per un pellegrinaggio verso la Polonia e altri Paesi dell’Est europeo, Russia compresa.

«L’affidamento della croce ai giovani fu compiuto trent’anni fa dal beato Giovanni Paolo II: egli chiese di portarla al mondo», ha ricordato il Santo Padre, che ha parlato anche del suo incontro con i giovani dell’Asia in programma in Corea il prossimo 15 agosto. Prima del lunghissimo giro della piazza a bordo della “papa-mobile”, arrivata fino a via della Conciliazione, sul sagrato il Pontefice ha voluto salutare alcuni giovani brasiliani e polacchi che lo hanno circondato con il loro abbraccio, consegnandogli magliette e bandiere, scattando numerosi “selfie” con lui.

Durante l’omelia “a braccio” della solenne concelebrazione – accanto al Papa, il cardinale vicario Agostino Vallini e il porporato Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici -, il gesuita Bergoglio ha proposto ai fedeli un lungo e accurato esame di coscienza. Il fondatore della Compagnia, sant’Ignazio di Loyola, suggeriva spesso di immedesimarsi nella scena evangelica, per discernere che tipo di atteggiamento e di sentimenti abitano nella propria anima. Una metodologia riproposta per confrontarsi con il lungo racconto della Passione. «Soltanto ci farà bene farci una domanda: chi sono io davanti al mio Signore? Chi sono io davanti a Gesù che entra in festa a Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo, o prendo distanza? Chi sono io davanti a Gesù che soffre?».

«Abbiamo sentito tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge che avevano deciso di ucciderlo e aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro? Abbiamo sentito anche un altro nome: Giuda. Trenta monete. Sono io come Giuda?», ha incalzato Papa Francesco, proseguendo: «Abbiamo sentito altri nomi: i discepoli che non capivano niente, che si addormentavano mentre il Signore soffriva. La mia vita è addormentata o sono come i discepoli che non capivano cosa fosse tradire Gesù? O come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada? Sono io come loro? Sono io come Giuda che fa finta di amare e bacia il maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni? Sono io come loro? E quando faccio queste cose, se io le faccio, credo che con questo salvo il popolo?».

Ancora, il Santo Padre ha passato in rassegna altre figure emblematiche della narrazione evangelica: «Sono io come Pilato, cioè quando vedo che la situazione è difficile mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare o condanno io le persone? Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo e sceglie Barabba? Per loro era lo stesso, era più divertente per umiliare Gesù… Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, sputano addosso a lui, insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore? Sono io come il cireneo? Tornava dal lavoro affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce? Sono io come quelli che passavano davanti alla croce e facevano di Gesù motivo di beffa? “È tanto coraggioso, scenda dalla croce e crederemo in lui”».

Infine, il confronto con le figure femminili ai piedi della croce: «Sono io come quelle donne coraggiose e come la mamma di Gesù, che erano lì e soffrivano in silenzio? Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore per dargli sepoltura? Sono io come quelle due Marie che rimangono alla porta del sepolcro piangendo, pregando? Sono io come questi dirigenti che il giorno seguente sono andati da Pilato per dire: “Ma guardi, questo diceva che sarebbe risuscitato… Che non avvenga un altro inganno”, e bloccano la vita, bloccano il sepolcro per difendere la dottrina perché la vita non venga fuori? Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana», ha concluso. Parole forti, intense, consegnate ai credenti all’inizio della Settimana Santa.

14 aprile 2014

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