Chris Rea, il blues per la guarigione

Il chitarrista inglese, con “Dancing down the stony road”, ha messo in musica il senso di ringraziamento verso Dio. La “slide guitar” strumento principe del cd e delle ultime tournée di Walter Gatti

Ci sono tanti dischi e canzoni che narrano storie di “guarigioni”, ma nella musica rock e pop riguardano soprattutto la fuoriuscita da periodi depressivi, da stati di alcolismo o tossicodipendenza, da periodi difficili soprattutto per l’io. Da Springsteen a De André, da Van Morrison a Eric Clapton ce ne sono molte di queste guarigioni in musica, solitamente piene di solarità e di ritrovata pace.

Ma oggi raccontiamo una storia diversa: è la storia di Chris Rea. Verso la fine degli anni Novanta questo buon chitarrista inglese si vide diagnosticato un male incurabile al pancreas. È uno di quei malanni da cui difficilmente si guarisce. Negli anni precedenti, nei due decenni di carriera musicale, Rea – di origini italiane e irlandesi – aveva venduto una ventina di milioni di dischi, centrando con alcune buone ballate pop (la più famosa rimane Josephine) i vertici delle hit parade inglesi ed americane.

La diagnosi per Chris Rea fu l’inizio inevitabile di un biennio di cure, ospedali, intubazioni, trasfusioni, trapianti. Tra il 2000 e il 2002 il musicista inglese ha vissuto una peregrinazione umana non facile, e proprio in quei momenti si è ripromesso – se mai fosse sopravvissuto e se avesse potuto tornare ad una vita normale – di dedicarsi alla musica più amata, il blues.

La cosa è puntualmente avvenuta all’indomani di una guarigione completa. Prima con l’uscita di un monumentale box di undici Cd e poi con l’incisione di Dancing down the stony road, un doppio album che allo stato attuale risulta il più bel disco inciso dal musicista britannico. Il Cd mette insieme con maestria e leggerezza i sospiri e le radici blues con la voglia di dire “sono sopravvissuto”, il tutto pervaso da un senso di ringraziamento verso quel Dio a cui Rea si era affidato per la sua guarigione.

Il disco ha canzoni imperdibili: When the good Lord talked to Jesus è una confessione emozionante di Giuda di fronte al suo gesto ultimo, mentre Qualified, secca e divertente ammissione di quanto è stato “utile” l’insegnamento della sofferenza (“sono ormai qualificato nel dolore e nella paura, ora ho le carte per poterti far ridere e sperare”), con un linguaggio che è simile a quello dei Salmi. Un linguaggio che in Someday my peace will come raggiunge i livelli di uno spiritual di antica fattura, forte di un ottimo accompagnamento pianistico, di una bellissima interpretazione vocale e di un testo davvero struggente, pensando alla storia di sofferenza dalla quale proviene:

Signore so che puoi sentirmi
Io so che conosci bene il mio nome
È scritto nelle mie lacrime
Nelle lacrime che sgorgano dal mio dolore

Tra le tante canzoni di questo disco, c’è poi una intensissima Sun is rising, un gospel blues venato di pop che suona quasi come canzone della ripartenza, del cammino che riprende, della musica che suona nuovamente sotto la benedizione del Padre di tutte le cose:

Il sole sta splendendo
Che il Buon Dio ci indichi la strada

Stony Road è sorretto da uno strumento principe: è la “slide guitar”, quella normalissima chitarra suonata con la particolarità del “bottleneck”, in origine un “collo di bottiglia” di vetro, trasformato nei decenni in un piccolo tubo d’acciaio con cui si emettono suoni acustici ed elettrici dalla sei corde, in grado di suggerire memorie antiche, in grado di evocare i tempi degli schiavi neri del Mississippi e le loro nostalgie di libertà e pace.

La “slide guitar” è ovunque, in questo lavoro di Chris Rea e lo sarà anche dopo, fino ai nostri giorni, diventando il segno distintivo delle sue ultime tournée, visto che per fortuna la salute non gli è più mancata. Una scelta sonora ma anche una precisa scelta di timbro umano: «Il blues è paragonabile a un urlo del cuore – ha detto in un’intervista il chitarrista inglese – e non c’è modo migliore per esprimerlo che utilizzare la slide, che mi aiuta ad emettere un suono che è vicino a un pianto, ad un urlo, ad un gemito». E che è anche vicina a quel sussurro con cui si ringrazia per il miracolo di esserci, ancora una volta, senza aver dato nulla in cambio.

26 marzo 2013

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