Convegno Fisc, «l’Europa è indispensabile»

Dal 3 al 5 aprile i rappresentanti dei 189 settimanali cattolici aderenti alla Federazione si sono riuniti a Gorizia, «porta tra mondo latino e quello slavo». Durante il convegno assegnato il premio Fallani di Elisa Storace

Dal 22 al 25 maggio prossimi i cittadini dell’Unione Europea saranno chiamati a eleggere i propri rappresentanti. Un appuntamento ancora “poco sentito”, in vista del quale i vescovi europei riuniti nel Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) il 19 marzo scorso hanno ritenuto necessario lanciare un appello contro l’astensionismo, ricordando che l’Ue «è a un punto di svolta», e, dunque, «va sostenuta». Non è perciò un caso che il tema scelto per l’annuale convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), tenutosi dal 3 al 5 aprile scorso, sia stato «Europa e confini». E altrettanto significativa anche la sede, ovvero la città di Gorizia, «situata – come ebbe a dire Giovanni Paolo II durante una visita pastorale nel 1992 – all’incrocio di correnti di pensiero», «porta dell’Italia che pone in comunicazione il mondo latino con quello slavo», «porta aperta sull’Est europeo e sull’Europa centrale».

Durante la tre giorni di convegno, i rappresentanti delle 189 testate aderenti alla Fisc si sono confrontati sul tema dei confini europei sotto diversi punti di vista. Dall’importanza del dialogo, ribadita con forza da monsignor Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo, il quale portando l’esempio delle scuole interetniche nate in Bosnia per iniziativa della sua diocesi ha espresso la necessità di «trovare il modo di essere una società interetnica, interreligiosa e interculturale», all’urgenza di attuare strategie di cooperazione economica e culturale espressa da Daniele del Bianco, direttore Isig (Istituto di sociologia internazionale di Gorizia), che ha spiegato l’importanza dei GECT (Gruppi Europei Cooperazione Territoriale) che, proprio in Gorizia hanno avuto il primo esempio italiano.

Da quest’ultimo confine dell’est europeo, dove nella nota Piazza Transalpina è possibile camminare contemporaneamente in territorio italiano e sloveno, Umberto Ademollo dell’Agenzia per la democrazia locale ha lanciato un monito, perché «se la strage dell’ex Jugoslavia è stata possibile per la debolezza dell’Unione, oggi, mentre i suoi confini si allargano, manca ancora una visione chiara su quello che l’Europa vuole diventare». Indicazione ripresa nel corso dei lavori anche da Anna Kowalewska, giornalista di Sir Europa, la quale facendo riferimento alla crisi Ucraina ha ricordato come in questo momento «l’Europa è in guerra sul confine russo» e, anche se appaiono fatti lontani «in un mondo globalizzato sono veramente molto vicini», da cui la necessità di «riscoprire il cuore dell’Europa, ovvero le radici, senza le quali non riusciremo a percepire ciò che ci accade intorno».

Di Europa e giovani ha quindi parlato ai convegnisti Mattia Vinzi, di Europe Direct, illustrando le nuove modalità di partecipazione ai progetti Erasmus, «un altro modo per costruire la cittadinanza europea», «programma comunitario che rende possibile, per tutti i giovani tra i 17 e i 30 anni residenti negli Stati membri, il Servizio volontario europeo», mentre Johanna Touzel, portavoce della Comece, ha ricordato l’importanza della partecipazione alla politica europea, perché l’Ue «ha competenze su immigrazione e diritto d’asilo, lotta alla disoccupazione giovanile, politiche sociali, sostegno alla famiglia», «argomenti che come cristiani ci riguardano e per i quali occorre informarsi e diventare attivi».

Da confine a confine, durante i lavori è stato anche consegnato il premio dedicato alla memoria del giornalista cattolico Giovanni Fallani, che quest’anno aveva come tema “Europa e territorio: un futuro comune?”. A vincerlo Marilisa Della Monica, del settimanale di Agrigento “L’Amico del Popolo”, con un pezzo su Lampedusa che ha idealmente congiunto i confini del Carso con quelli siciliani di Punta Maluk, ricordando l’importanza di «una politica dell’accoglienza che non lasci soli i territori che si trovano in prima linea».

Il convegno è stata quindi l’occasione per festeggiare i primi 50 anni del settimanale goriziano “La Voce Isontina”. Una testata che, come ha notato il suo direttore, Mauro Ungaro, è sempre stata, come tutti i periodici Fisc, «al servizio del territorio ma aperta al mondo», soprattutto in forza della particolare posizione di Gorizia: «Qui sul confine, più che altrove – ha detto infatti il direttore – vediamo bene come l’Europa sia indispensabile per il futuro nostro e dei nostri figli».

7 aprile 2014

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