Dal cuore della Città Eterna, il ricordo dei piccoli siriani

Piazza del Campidoglio si è illuminata di rosso per portare l’attenzione sul conflitto che da 3 anni insanguina la Siria. A promuovere l’iniziativa, Save the Children, che propone un percorso multimediale di Ma. Fin.

Visita il percorso on line sul sito di Save the Children “Se tu fossi in Siria”

«Se tu fossi il padre o la madre di un bambino che vive in Siria in questo momento, cosa faresti: rimarresti nel Paese devastato dalla guerra o scapperesti?». Save the Children chiede ai genitori di tutto il mondo di provare a immedesimarsi nella tragica esistenza dei siriani, capovolta e devastata da un conflitto che dura ormai da tre anni. Venerdì 14 marzo, alla vigilia dell’anniversario dell’inizio della guerra, i volontari dell’organizzazione umanitaria, in collaborazione con Roma Capitale, hanno organizzato in piazza del Campidoglio una veglia serale aperta alla cittadinanza mentre la facciata del palazzo senatorio è stata illuminata di rosso, il colore del sangue delle vittime. A terra, centinaia di candele accese che, una accanto all’altra, formano la scritta “Siria”.

Nello stesso giorno, Save the Children inaugura, sul proprio sito internet, il percorso multimediale “Se tu fossi in Siria”, che con foto e video racconta on line la realtà a cui vanno incontro i genitori che decidono di restare nella propria terra o, al contrario, il destino che li attende se scelgono di mettere in salvo la famiglia, abbandonando tutto e rifugiandosi nei Paesi confinanti. In entrambi i casi è una scelta difficile che comporterà rischi altissimi e grandi sofferenze.

Bisognosi di cibo, di supporto psicologico e di un riparo sicuro, come denuncia un rapporto pubblicato dalla ong lo scorso 10 marzo, a subire le gravi conseguenze di un sistema sanitario al collasso sono oltre 4,3 milioni di bambini sfollati: «Un numero tanto impressionante – dice il sindaco Ignazio Marino, intervenuto in piazza a farsi portavoce della solidarietà dei romani – che mi ha costretto a rileggerlo più volte per sincerarmi di non essermi sbagliato». Sono un’enormità. «Tanti, quanto quelli che vivono nelle nostre grandi città – ricorda Claudio Tesauro, presidente della ong in Italia. Come se sparissero all’improvviso i bimbi da Roma, Milano, Bologna Firenze. Non possiamo permettere che vi sia un’intera generazione perduta».

Il rapporto offre dati che sono la spia di una crisi umanitaria tra le più gravi. Basti pensare che 2 ospedali su 3 sono distrutti o inservibili, come il 38% delle strutture mediche di base, e quasi tutte le ambulanze. La metà dei medici ha abbandonato il Paese, altri sono stati uccisi o imprigionati, e tra il personale sanitario rimasto, in media, solo 1 su 300 è un medico in grado di affrontare le emergenze. Ad Aleppo, una città che, secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe avere almeno 2.500 medici, ne sono rimasti solo 36 per assistere più di 2 milioni di persone. Rifugi affollati e condizioni igieniche precarie sono causa dell’impennata dei casi di Leishmaniosi. Ad oggi, sono oltre 1.370.000 le persone aiutate da Save the Children. Tra queste, ben centomila sono bambini. E «centomila persone non sono numeri, sono storie», continua Isabella Ferrari, ambasciatrice della partnership Save the Children-Bulgari. Sono vite, il cui racconto è stato interrotto dalla guerra.

Tra gli intervenuti alla serata, il Rappresentante regionale Unhcr Italia Jolles Laurens, che chiede all’Europa di tenere aperte le frontiere per queste persone, tanto disperate da scappare persino in Iraq, e il compositore Giovanni Allevi, ambasciatore di Save the Children, che al pianoforte ha eseguito il brano “Secret Love”. La serata di Roma, svoltasi in maniera analoga anche a Washington come a Melbourne, in Egitto come a Londra, è l’ultima tappa di una settimana di sensibilizzazione sul dramma dei siriani che, «solo perché non accade qui – ammoniscono da Save the Children – non vuole dire che non stia accadendo».

17 marzo 2014

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