Damiani: «Letture che aprano mille vie»

Alcuni suggerimenti del poeta romano d’adozione sui libri da mettere in valigia per questa estate 2009: da classici italiani come Bassani e Fenoglio alle poesie T’ang della tradizione cinese di Andrea Monda

Se per Antonio Spadaro l’estate si presta alla lettura perché leggere è in qualche modo «giocare col fuoco», quel fuoco che si cela dentro i grandi libri, per il poeta Claudio Damiani la lettura ha bisogno di tempo, di quello spazio che l’estate può dare contribuendo a quel ristoro che è essenziale perché la lettura eserciti tutti i suoi effetti. Damiani, tra i più intelligenti e profondi poeti contemporanei, romano d’adozione, vive e lavora, insegnando a scuola vicino Roma, in provincia, forse anche per ritagliarsi un proprio territorio, una propria difesa per quel raccoglimento che è essenziale per leggere e scrivere. Anche per questo «difende» il valore dell’estate come momento propizio per la lettura e la (ri)creazione artistica che ci libera e difende dallo stress da lavoro e lenisce le ferite (e quelle fisiche non sono meno importanti di quelle morali).

Ma che cos’è la lettura e perché è importante leggere?
Da una parte le immagini sono importanti, dall’altra anche l’esperienza è molto importante. Ma se non c’è lettura non c’è vera conoscenza. È con lei che accediamo al patrimonio conoscitivo, senza la lettura il mondo ti passa davanti e tu non lo capisci, come accade con le immagini televisive. Dico questo perché l’ho visto, insegnando per tanti anni: quando i ragazzi dovevano raccontare qualcosa che avevano visto in tv, dimostravano di non aver capito niente. Cioè avevano capito qualcosa di molto vago che non serve a niente, anzi è controproducente. Per questo non dobbiamo stupirci che i nostri ragazzi hanno i profitti scolastici più bassi d’Europa. Se in tv non si parla mai di libri, se anzi dagli anni ’80 in modo premeditato e studiato si rema contro la lettura e la scuola, di che ci lamentiamo?

Dunque la lettura è principalmente conoscenza?
È il suo canale obbligato, dall’inizio della storia, e oggi più che mai per la complessità della nostra società. Più che in una civiltà delle immagini, io credo che stiamo entrando ora più che mai in una civiltà del testo. Prima nelle case c’erano mediamente pochi libri, le cose si apprendevano principalmente a voce, per passaparola. Oggi in ogni casa, con internet, c’è una biblioteca di miliardi di volumi, qualcosa che nemmeno i re hanno mai avuto. Se non c’è capacità di lettura, abitudine e educazione alla lettura, è come vincere un’enorme somma al Totocalcio e non presentarsi a ritirarla.

Da qui l’importanza della scuola.
Certo, ora più di prima. Con internet, paradossalmente, ci vuole più scuola, per non disorientarsi nel grande mare dei testi, per non annegare. Ma non basta. Ci vuole una presa di coscienza generale sull’importanza della lettura e sulla diffusione dei libri, e intervenire a più livelli. Insegnando ho visto come siano molto pochi quelli «intonati» per natura a leggere (e a scrivere), e come per la grande maggioranza dei ragazzi occorra superare ostacoli enormi, e come sia importante, e difficile, estremamente difficile, educare alla lettura dei libri. Ho visto, anche, che si può fare molto, ma occorrono molte energie, occorre ripensare molte cose.

E allora quali letture per questa estate?
Propongo letture letterarie, artistiche, perché la letteratura (narrativa, poesia) oltre a darti conoscenza, ti mette davanti qualcosa di vivo. Qualcosa, secondo me, di non creato dall’uomo, ma dal creatore che ti dà una gioia immensa. Perché oltre a dirti delle cose, ti fa una montagna di domande, si aprono mille vie e vorresti camminarle tutte, sei come davanti a una persona di cui ti innamori e ringrazi che esista, non ti dimenticherai mai di lei. Sulla narrativa direi qualche classico del novecento italiano, libri che ci parlano della nostra identità, ci fanno capire chi siamo: “La luna e i falò” di Cesare Pavese, libro fatto di terra e di sangue, grande opera del pessimismo italiano, come “I Malavoglia”. “Il mondo è una prigione” di Guglielmo Petroni, di una secchezza etica dura come il ferro. “Il Giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani, sogno e adolescenza, incantesimo e morte, giardino della bellezza italiana e “Il gattopardo”di Giuseppe Tomasi, oro greco e parole alate, stanze scintillanti e rumore di telaio, dopo che è passato il tempo. Per finire direi “La ragazza di Bube” di Carlo Cassola e “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, dove il protagonista è un uomo che combatte la sua resistenza quotidiana nella pioggia e nel fango, nel sangue. Di poesia propongo un poeta contemporaneo, Umberto Fiori (è da poco uscito un suo nuovo libro, “Voi”, molto interessante) insieme a cinque classici meravigliosamente, miracolosamente tradotti in italiano: “Il Cantico dei cantici” nella traduzione del padre Dalmazio Colombo; “Le trecento poesie T’ang”, nella traduzione di Martin Benedikter (occasione, per chi non l’avesse mai fatto, di entrare in contatto con l’antica poesia cinese e con quei giganti della poesia mondiale che sono Po Chu-I, Li Po e Tu Fu); “Inni alla notte” e “Canti spirituali” di Novalis, tradotti in versi splendidi da Giovanna Bemporad; “Le poesie” di Hölderlin nella versione di quel geniale letterato e musicologo che fu Giorgio Vigolo; “Gli Inni omerici” tradotti da Filippo Càssola (che sono anche, nelle note, il miglior trattato di mitologia che conosco).

14 luglio 2009

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