De Angelis: in aumento il disagio familiare

Intervista a Claudio De Angelis, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Roma. «Tante le disgregazioni di famiglie, e non solo quelle straniere» di Graziella Melina

Secondo una ricerca del Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, nella nostra regione i minori presenti nelle strutture residenziali al 30 giugno dell’anno scorso erano circa 1.300. E’ un numero «importantissimo, ed è preoccupante», precisa Claudio De Angelis, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Roma, intervistato a margine della presentazione del corso di specializzazione “Diritto e tutela dei minori”, organizzato dall’Università Lateranense. Ma se lo confrontiamo con i dati degli anni precedenti, «notiamo che ci sono stati dei progressi». A registrare invece un aumento è in realtà il disagio familiare: «Tante le disgregazioni di famiglie, le violenze, e non solo quelle straniere», premette il procuratore.

Dottor De Angelis, molte coppie affidatarie chiedono di poter avere priorità in caso di adozione. Lei cosa ne pensa?
Questo è un equivoco: l’affidamento familiare è per definizione temporaneo per la legge italiana, per cui se uno pensa di avere un affido familiare che nasce come servizio e poi è sicuro di adottare un bambino, non è così. Lo dice la legge: per difficoltà temporanee e quindi limitato nel tempo.

Ma se il bambino in quella famiglia si trova bene…
Ma esiste un altro canale, che è quello formale, dell’adozione. C’è quella italiana e quella internazionale. In quella italiana esiste anche l’affidamento preadottivo, che è un’altra cosa.

Questo vuol dire che la richiesta delle famiglie affidatarie non andrà mai a buon fine?
No. Salvo alcuni casi in cui non è possibile trovare un’altra sistemazione. Ma sono casi limitati. Lo sa che c’è dietro? Per secoli non c’è stato un filtro nell’adozione. Era un fatto quasi privato. Nel ’67, e questa è un’ideologia bypartisan, la legge stabilì quella che allora si chiamava “adozione speciale”. Si è fatto questo ragionamento, che non è ancora accettato nel comune sentire: lo Stato è il filtro necessario per l’adozione. E’ un interesse pubblico dello Stato aiutare i bambini e reperire una coppia. Io Stato scelgo la coppia. Capisco, non c’è cosa più tragica che vedersi staccare un bambino. Certo, chi ha già un figlio, se prende in affidamento, non ha quell’interesse egoistico…

A proposito invece dei bambini stranieri, una sentenza della Cassazione (n. 823 del 19 gennaio di quest’anno) si è pronunciata a favore dell’unità familiare dei genitori irregolari e quindi della permanenza del minore.
C’è ancora un po’ di confusione nella giurisprudenza, perché l’articolo 10 bis del decreto sicurezza pone l’obbligo di denuncia del pubblico ufficiale di questo reato (di immigrazione clandestina, ndr). C’è l’eccezione solo per i medici del Pronto soccorso. Stiamo ponendo a Roma la questione anche per i magistrati. Addirittura si discute se il minore possa rispondere di questo reato. Noi siamo contrari. Ma se il padre è in quella condizione, salvo particolari procedure all’articolo 31 (del Testo unico sull’immigrazione, ndr), c’è questo problema.

E la sentenza della Cassazione allora?
Quell’autorizzazione la possono avere secondo una norma dello Stato, ma solo per cure mediche.

Ma così il problema resta…
Sì. C’è un grosso problema. Non è che andiamo a guardare come la Finanza: “tu hai il permesso di soggiorno”. Questo però è grave, perché ci sarebbe un obbligo per tutti i pubblici ufficiali di denunciare il reato.

Nel frattempo i minori irregolari stanno però nel limbo.
Nel limbo ci sono rimasti sempre. Innanzitutto quasi mai avevano documenti, e poi comunque si tratta di ondate. Vanno, vengono.

Tornando al discorso generale, quali sono secondo lei le strategie giuste per la prevenzione del disagio minorile?
Noi siamo qualche volta il pronto soccorso, però operiamo dopo. Prima deve esserci tutta la famiglia, i servizi.

Ma esiste un sistema per tutelare i minori dai tanti pericoli di oggi: violenze, abusi, adescamenti via internet…?
E’ un fenomeno sociale, qui non c’entra il diritto. E’, insomma, una questione di famiglia, ma anche di scuola, di quelle che si chiamano agenzie di socializzazione. Non è un problema di sicurezza. Non è questione di barcone di clandestini.

21 maggio 2010

Potrebbe piacerti anche