De Luca: Ucsi, l’impegno a dialogare sui valori

Intervista alla nuova presidente regionale dell’associazione ecclesiale dei giornalisti cattolici in occasione del Congresso nazionale. Le iniziative in cantiere, la crisi dei media di Antonella Gaetani

Domani, 23 gennaio, parte il XVII Congresso dell’Ucsi, l’Unione Cattolica Stampa Italiana, sul tema «La crisi del sistema dei media in Italia. Informazione senza etica? Le proposte dell’Ucsi». L’associazione da mezzo secolo riflette sullo stile di una presenza dei cattolici nel contesto dei media italiani. Presidente dell’Ucsi Lazio è da pochi mesi Vania De Luca, conduttrice di Rainews 24, sposata e madre di tre figli.

Quale l’impegno dell’Ucsi a livello regionale?
Ci piacerebbe essere più numerosi e vorremmo lanciare una campagna adesioni sia tra i colleghi della stampa cattolica che tra quelli che lavorano nei media laici, ma che si riconoscono in certi valori. Tra le prime iniziative in cantiere, stiamo organizzando un dibattito pubblico sui temi della vita e della bioetica, e sul modo con cui l’informazione tratta questi argomenti “eticamente sensibili”. Vorremmo riprendere poi, per la formazione dei giovani giornalisti, l’iniziativa «Narrare la professione», sulla scia della positiva esperienza dello scorso anno. A ottobre, poi, proporremo un corso per animatori della comunicazione con altre realtà associative. Lavorare in sinergia, anche su singoli progetti, con le diocesi, le associazioni e i soggetti del vasto mondo ecclesiale sensibili ai temi della comunicazione è infatti una prospettiva interessante. Ci interessa anche una buona relazione con la società civile e le organizzazioni di categoria come Usigrai, Fnsi, Associazione stampa Romana, Articolo 21, il volontariato.

Come veicolare le vostre idee?
Con l’essere presenti, partecipare e coinvolgere. I valori di base del giornalista di ispirazione cattolica riguardano la centralità della persona, il servizio alla verità, il primato della libertà, la solidarietà, lo spirito di servizio, la ricerca del bene comune. Questi, in una società multiculturale e secolarizzata, possono considerarsi condivisi. È su questi che il dialogo è possibile e doveroso.

Quale il panorama dei media che abbiamo oggi?
C’è una grande offerta, ma non altrettanta qualità.

Quali i nodi di questa crisi che i media stanno attraversando?
Sta venendo meno la credibilità dei giornalisti e, non sempre, per loro responsabilità. L’autocritica fa sempre bene, ma in generale una categoria giornalistica delegittimata, spesso strumentalmente, non fa bene alla democrazia. I giornalisti, come i magistrati, devono essere super partes, ed esercitare quel potere di controllo che è un ingrediente irrinunciabile di un sistema democratico.
Oltre a logiche deontologiche, spesso bisogna misurarsi con le linee editoriali della testata. Inoltre i ritmi dell’informazione si sono velocizzati. Io lavoro nella “all news” del servizio pubblico. Conciliare le esigenze della velocità con cui si confezionano le notizie con quelle del necessario approfondimento, della riflessione, del distinguo, della rappresentazione dei diversi punti di vista, è praticamente una sfida quotidiana.

Quali sono le esigenze primarie?
Responsabilità, equilibrio, competenza e autonomia.

Quali le strade per attuare politiche che diano fiducia alla tv di Stato?
Il tema del servizio pubblico è centrale, e non solo per l’Ucsi. Sull’offerta dei programmi è palpabile un certo disagio per l’appiattimento verso il basso della qualità dei programmi sia della Rai che della televisione commerciale. La tv ha subito negli anni una profonda metamorfosi fino a trasformarsi, talvolta, come “ospite invasore”, in un grande contenitore con messaggi per fare audience, produrre mercato e raccogliere molta pubblicità: la vera regina presente in modo ossessivo anche nei programmi Rai. Per contenere la “fuga dal canone” e restituire senso e fiducia al servizio pubblico, occorrerebbe un profondo rinnovamento di idee, di fantasia creativa e di rigore morale, con una classe dirigente capace di governare l’azienda. Di base si dovrebbe poi sciogliere il nodo etico- politico costituito dal “conflitto di interesse” che vede un politico e imprenditore, capo del governo e proprietario di tre reti televisive commerciali, essere anche il “controllore” del servizio pubblico Rai. Un’anomalia italiana inconcepibile in qualsiasi Paese democratico.

Quale il ruolo delle nuove tecnologie che il papa ha posto al centro della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2009 con iltema: «Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia»?
È un tema centrale, cui il documento congressuale dedica una approfondita riflessione. Basti citare solo il processo di digitalizzazione della tv e della radiofonia, da poco cominciato in Italia, che rappresenta una occasione da non perdere per modernizzare tutto il sistema informativo. Un orizzonte non lontano ci mostra processi di interdipendenza e di convergenza crescenti tra i mezzi di comunicazione; e questo sposta sempre più la nostra attenzione verso i problemi che sorgono quando l’informazione viaggia in una rete interattiva.

22 gennaio 2009

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