Deceduto monsignor Luigi Retrosi

Don Gino era dal 1994 alla guida di Sant’Ambrogio all’Aurelio. Il ricordo di monsignor Storto: «Sacerdote al passo coi tempi e grande catecheta». Le esequie giovedì 6 alle 16.30 con il cardinale Vallini di Antonella Pilia

Un sacerdote costantemente proteso verso gli altri, che ha dato la vita per la diocesi di Roma e per la Chiesa. Così ricordano monsignor Luigi Retrosi, parroco di Sant’Ambrogio all’Aurelio, alcune tra le persone a lui più vicine. Don Gino – com’era conosciuto da tutti – è tornato alla casa del Padre questa mattina, mercoledì 5 marzo, all’età di 74 anni e sarà il cardinale vicario Agostino Vallini, domani alle 16.30, a celebrare le sue esequie nella parrocchia di Sant’Ambrogio. La morte è avvenuta in seguito alle complicazioni cardio-respiratorie di una coronografia effettuata lunedì scorso al Gemelli.

Da tempo sofferente al cuore, il sacerdote aveva subito altri interventi in passato, ma non aveva mai rallentato il ritmo del suo impegno pastorale. Nato a Roma il 15 giugno 1940, viene ordinato sacerdote il 28 ottobre 1967. Dal 1982 al 1994 guida la comunità di Santa Maria Domenica Mazzarello; nel 1994 viene spostato al quartiere Aurelio per diventare parroco di Sant’Ambrogio. Dal 1999 al 2003 è anche prefetto della XXXIII Prefettura, nel settore ovest.

«Tutta la comunità è triste per questa perdita inaspettata. Era veramente un padre per noi giovani sacerdoti della parrocchia e un fratello per i parrocchiani più grandi», commenta commosso don Jolly Nellanattu, vice parroco di Sant’Ambrogio da tre anni, che ricorda il suo impegno particolare in favore delle famiglie e dei bambini della parrocchia.

Quella con monsignor Luigi Storto, parroco a Torre Angela, è stata un’amicizia di oltre quarant’anni. Don Gino era «un sacerdote molto al passo con i tempi e un grande catecheta: il tema dell’evangelizzazione è stato sempre al centro delle sue azioni pastorali. D’altra parte, essendo stato prefetto per tanto tempo, ha sempre avuto grande attenzione ai sacerdoti e ai parroci, che ha sempre accolto e ascoltato. Poi lui amava cucinare e organizzava spesso degli incontri per favorire la condivisione anche dal punto di vista umano». Quella di don Gino, prosegue monsignor Storto, è stata «una vita molto intensa passata al servizio del Signore, sempre in mezzo alle famiglie e ai poveri. È un grande dolore la sua scomparsa: nonostante fosse già stato operato al cuore si è speso fino alla fine. Avrebbe dovuto rallentare i suoi impegni, invece è stato sempre sul campo di battaglia».

Nel ricordo di don Roberto Soprano, che lavora in Vicariato ma da 15 anni vive nella parrocchia di Sant’Ambrogio, «don Gino era innanzitutto il classico prete romano: nelle sue espressioni, nella sua umanità e nel suo modo di essere e di porsi agli altri. Si è dedicato interamente alla parrocchia e alla cultura perché la formazione dei laici per lui era molto importante. Era uno dei preti “sessantottini” che hanno vissuto gli albori della primavera conciliare e quello spirito lo ha animato per tutta la sua vita sacerdotale». Don Gino «credeva molto alla comunione sacerdotale: amava organizzare dei momenti di condivisione, anche a tavola, con gli amici sacerdoti». Quanto alla malattia di cui soffriva, conclude don Roberto, «ricordo che una volta mi ha detto “Io vivrò poco” perché era consapevole che il suo cuore era malandato e non avrebbe avuto una vita lunga. Però lo accettava serenamente e non è mai stato preoccupato per questo».

5 marzo 2014

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