Detenuti delle carceri romane a lezione di diritto

Diciannove reclusi iscritti a giurisprudenza grazie al progetto del Comune potranno seguire le lezioni, tenute da avvocati dell’ordine di Roma, propedeutiche al conseguimento della laurea di Francesca Samà

Sostenere i detenuti in percorsi d’integrazione sociale e di recupero. È questo lo scopo del protocollo d’intesa, il primo del genere in Italia, firmato ieri, martedì 29 maggio, in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno, dal garante dei diritti dei detenuti di Roma Filippo Pegorari e dal presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma Mauro Vaglio. Il progetto coinvolge 19 reclusi, iscritti alla facoltà di giurisprudenza dell’università La Sapienza, che avranno la possibilità di seguire le lezioni degli avvocati che già operano nelle carceri sulle materie d’esame inerenti all’intero corso di studi. Il conseguimento del diploma di laurea permetterà poi ai detenuti di conseguire benefici di legge e l’accesso a pene alternative al carcere.

Il Consiglio dell’ordine degli avvocati darà inoltre vita a uno “Sportello permanente di consultazioni”, autorizzato dal ministero di Giustizia, al quale i detenuti potranno rivolgersi per chiarimenti e consigli sulle norme che regolano il diritto di famiglia, come successioni, adozioni, locazioni e altro e ottenere in blocco le autorizzazioni che oggi vengono rilasciate caso per caso dai magistrati di sorveglianza.

«Questo progetto – ha dichiarato il sindaco Alemanno – testimonia il nostro impegno a favore della riabilitazione dei detenuti in quanto questo protocollo d’intesa rappresenta un passaggio importante per gettare le basi per dei percorsi di integrazione e di recupero per tutti i reclusi, che sono cittadini di Roma a tutti gli effetti». L’avvocato Pegorari ha aggiunto che «i detenuti meritano particolare attenzione proprio in conseguenza della loro condizione di persone private della libertà personale; quella attenzione che oggi si manifesta nel campo dello studio, così come è già avvenuto in altri campi». «Un esempio contagioso che vorrei veder replicato in analoghe realtà italiane», ha sottolineato l’avvocato Mauro Vaglio.

30 maggio 2012

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