Diaconi permanenti: educazione alla carità per i giovani

Ripartirà nel nuovo anno pastorale il percorso di quattro incontri, sulle orme di San Lorenzo, per ragazzi di 10 e 11 anni alla scoperta della povertà e di quanto si può fare per chi vive in situazioni di bisogno di Giulia Rocchi

«Dal santo della carità alla carità dei santi». Ovvero, alla scoperta di quanto si può fare per gli altri, guidati dall’esempio di san Lorenzo, arcidiacono della diocesi di Roma nel 257. È questo, in sintesi, il senso del progetto elaborato dai diaconi permanenti romani per i bambini di 10 e 11 anni di età con l’obiettivo di far sì che «ciascuno si faccia promotore di carità»: a spiegarlo è Pietro Blasi, diacono permanente coinvolto nell’iniziativa insieme con la famiglia. Conclusa nei giorni scorsi, l’iniziativa ripartirà nel nuovo anno pastorale, e si spera possa crescere ancora. In pratica, circa 100 bambini delle parrocchie di San Saturnino e San Crispino da Viterbo, e delle scuole Filippo Smaldone e Pio IX, hanno intrapreso un percorso in quattro incontri alla scoperta delle povertà e di quanto si può fare per chi vive in situazioni di bisogno.

«Di solito i ragazzini di quell’età pensano che il povero sia solo quello che chiede l’elemosina sulla scale della chiesa o in mezzo alla strada – spiega Blasi -, per questo nel primo appuntamento facciamo invece una sorta di analisi storica della povertà, scoprendo anche cose interessanti e curiose. Ad esempio, che nell’antica Roma i poveri vivevano negli attici, oggi riservati ai ricchi! Passiamo poi a raccontare quali sono i santi romani della povertà e cosa hanno inventato per la carità; e in ultimo si fa un’analisi delle povertà in città oggi».

Il secondo incontro porta i ragazzi in alcune «diaconie»: San Lorenzo fuori le Mura, Santi Cosma e Damiano, il Centro Astalli. Ed è proprio nella basilica del Verano che i piccoli incontrano la loro guida, in costume d’epoca: san Lorenzo. «Il terzo step è forse quello più formativo – riprende Blasi -, perché ai bambini chiediamo di relizzare un cartellone con un progetto concreto per risolvere una delle povertà di Roma». Da qui vengono poi tratte delle cartoline, che i giovani partecipanti «dovranno spedire ad amici e parenti – aggiunge il diacono – in modo che si propaghi l’idea di fare carità». L’ultimo è un incontro di verifica del lavoro svolto. «I vescovi ci invitano a educare alla vita del Vangelo – riflette Blasi – ed è quello che abbiamo voluto fare».

25 giugno 2013

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