Dialogo islamo-cristiano, Centro Astalli getta i ponti

Il direttore, padre Giovanni La Manna: «Incontro quotidiano con l’”altro” unica via per la pace». Presenti i familiari di padre Dall’Oglio, da otto mesi in ostaggio in Siria di Antonella Pilia

«Papa Francesco ci invita a vivere quotidianamente l’incontro con l’altro, con il diverso, come unica via per costruire la pace». Lo ha ribadito domenica 30 marzo padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli, introducendo da padrone di casa un incontro sul dialogo islamo-cristiano dal titolo “Dialogo nella quotidianità, strada per la pace”. All’evento, promosso insieme alla Fondazione Magis, hanno partecipato anche i familiari del gesuita padre Paolo Dall’Oglio, da otto mesi ostaggio di sequestratori siriani, il cui ricordo ha attraversato tutta la serata.

L’impegno per il dialogo è alla base della vita di padre Paolo, sottolinea in un messaggio inviato per l’incontro il vescovo Matteo Zuppi, direttore del Centro missionario diocesano. «Il dialogo – scrive – si gioca nelle piccole e grandi esigenze di ogni giorno, nello spazio del buon vicinato, in quel tessuto sociale che fa della prossimità il luogo di ogni possibile sguardo sull’altro».

Sono tante le realtà in grado di testimoniare questo impegno quotidiano. Paola Francesca, delle Piccole Sorelle di Gesù, ha lasciato la Siria qualche mese fa dopo 36 anni in un quartiere popolare abitato da cristiani e musulmani. «Con la guerra, questo dialogo è vitale per costruire una società nuova in Siria». Ma la cosa bella è che «non siamo solo noi a volerlo, spesso anche i musulmani prendono iniziativa». Come quando all’ospedale un bimbo piangeva in braccio alla mamma col velo integrale: «dopo che ho iniziato a parlargli si è calmato – racconta la religiosa – e poi la mamma mi ha rivolto la parola, diventando amichevole». O ancora, quando un’anziana signora cristiana ha accolto nella propria casa una famiglia musulmana sfollata con quattro bambini. Certo, «non è sempre facile» ma «questi piccoli gesti gettano ponti per la costruzione di un mondo diverso».

L’apertura verso gli altri è anche alla base dell’associazione Calciosociale. Una «realtà piccola ma significativa nata nove anni fa per riscrivere le regole del calcio – spiega Marco Falcolini – e permettere di partecipare anche a giovani particolarmente difficili». L’associazione organizza un torneo di calcio di durata annuale e da cinque anni è presente anche nel quartiere Corviale. «Prima di ogni partita – racconta Falcolini – si recita il Padre Nostro, ma anche altre preghiere musulmane perché i ragazzi le vogliono condividere con noi. La mia testimonianza è che si può fare». Dello stesso avviso è la giovane algerina Fatima Bembali, musulmana, che lavora con il Centro Astalli per far conoscere nelle scuole la realtà dei rifugiati in Italia. «Ringrazio il popolo italiano a nome di tutti i musulmani che qui hanno trovato ospitalità», dichiara Fatima, aggiungendo che «per essere una buona musulmana è necessario lavorare per la pace, che nasce nell’anima di ciascuno di noi».

Gian Maria Piccinelli insegna diritto comparato all’Università di Caserta. Per lui l’obiettivo è «trasmettere ai suoi studenti un Islam diverso da quello veicolato dai media, di cui si ha paura» in una tra le province d’Italia con il maggior numero di immigrati musulmani, spesso irregolari. «Credo che la grande sfida per tutti noi – conclude – sia guardare a un Islam libero dalle ideologie, incontrare i fratelli musulmani e fare con loro piccole esperienze di dialogo che segneranno il nostro futuro».

All’incontro, moderato dal giornalista di Radio Rai 1 Riccardo Cristiano, sono intervenuti anche Ambrogio Bongiovanni, professore all’Urbaniana, Cenap Aydin, docente all’Istituto Tevere di Roma, e il gesuita padre Federcio Pelicon, della comunità di Trieste.

31 marzo 2014

Potrebbe piacerti anche