Don Chisciotte, in scena i frammenti di Scaparro

I passaggi salienti del grande romanzo di Cervantes adattati in un «discorso teatrale» iin scena all’Argentina di Toni Colotta

Siamo tutti Don Chisciotte, secondo Unamuno, che studiò a fondo il Cavaliere della Mancha. E il “donchisciottismo”, il dare battaglia nel nome di una fede, non è sempre attributo negativo in mezzo a tanto scettico relativismo. È «utopia teatrale» per Maurizio Scaparro, che va lavorando da 22 anni sul grande romanzo di Cervantes, e ne ha tratto «Frammenti di un discorso teatrale», via via mettendoli a punto da una messinscena all’altra. L’ultima è all’Argentina fino al 18, immutata nella struttura originaria, che gioca sulla teatralità intrinseca all’essenza del personaggio e del mondo spagnolo che lo circonda, e sull’elemento carnevalesco. Per questo Scaparro, adattatore del romanzo insieme a Tullio Kezich e a Rafael Azcona, porta sulla scena i passaggi salienti del racconto, che appunto denotano il carattere di rappresentazione di una vita «recitata» dal protagonista a imitazione dei vagheggiati cavalieri erranti, per amore di un’immaginaria Dulcinea, oggetto di desiderio che muove alla “follia” poetica. In uno spettacolo di alta concezione, con il veterano Pino Micol (nella foto), malinconico Cavaliere, e Augusto Fornari, Sancho di fresca presenza.

4 dicembre 2005

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