Don Padrini, il prete che «abita» Internet

Intervista all’«inventore di iBreviary», applicazione che consente di leggere il breviario sull’iPhone. Scaricate più di 100 mila copie del programma di Graziella Melina

Sul web lo chiamano il “prete tecnologico”. Ma lui, don Paolo Padrini, giovane sacerdote originario di Novi Ligure, nell’alessandrino, sorride: «la cosa mi onora», perché vuol dire che la gente ha capito che «la Chiesa in qualche modo si propone con strumenti nuovi, è capace di comunicare, di andare oltre». E in effetti, con strumenti nuovi don Padrini non allude soltanto a internet ma alle nuove tecnologie sugli iPhone. E’ sua infatti l’idea di realizzare iBreviary, un’applicazione, prima nel mondo, che permette di leggere il breviario appunto direttamente su iPhone e su altri cellulari. E poi ha ideato pure il Praybook, ossia la prima applicazione per la preghiera su Facebook, e numerose altre attività sempre legate all’evangelizzazione on line. Don Paolo ha anche elaborato e poi coordinato il progetto Pope2You.net, in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, per la «diffusione nei social network di una comunità di relazione e di conoscenza» di Benedetto XVI.

Don Paolo, lei sta davvero abitando il web…
Sì, sono contento di abitarlo e in diversi modi, non solo in web tv (livestream.com/stazzanotv ndr), ma anche su Facebook, tramite il mio blog “Passi nel deserto”, negli interventi che faccio e con la mia testimonianza di presenza di pastore.

A proposito dei suoi progetti, proporre la liturgia sul telefonino è stata una bella sfida
Se ci pensiamo bene il breviario è nato come strumento mobile, per portarsi dietro la preghiera: nascono gli ordini mendicanti, nasce l’esigenza di avere uno strumento per la preghiera comunitaria mobile, e nasce quindi il breviario come compendio della preghiera. Quello che è stato fatto allora, è la stessa cosa che ho riproposto io.

Quindi i giovani pregano anche attraverso questi strumenti?
Certamente. Dell’applicazione di iBreviary sono state scaricate ormai più di centomila copie.

Ma come è nata questa intuizione?
Dall’aver individuato una coincidenza tra quella che era l’essenza della preghiera stessa del breviario, e uno strumento che offre nuove mobilità, come i nuovi smart phone. Quando ho provato in mano questo strumento, la prima cosa che mi è venuta in mente è che “io su questo strumento voglio avere il breviario, voglio avere qualcosa che mi aiuti a pregare quando sono in giro”.

Ed è stata un’idea vincente. Ma anche il suo profilo su Facebook conta numerosi contatti
Facebook è un luogo di creazione della comunità e di interesse. E nel quale, con chi lo chiede, c’è una possibilità di apertura, di dialogo. Alcuni ragazzi della mia parrocchia, che non partecipano alle Messe, mi è capitato di incontrarli proprio su Facebook. Abitano magari a 20 metri. Ma le distanze fisiche non sono mai le distanze di idee o di frequentazioni, e quindi di luoghi che non sempre combaciano.


Papa Benedetto XVI dice che bisogna abitare il web animati da una sana passione per l’uomo. Come si concretizza questo nella sua esperienza?

Io sono un prete non per quello che faccio ma per quello che sono. E’ veramente provvidenziale vedere come attraverso questi strumenti si possa riuscire a toccare il cuore delle persone. Pensiamo a un ragazzo che arriva dopo una giornata scolastica, trattato come un numero in una classe, e magari si trova in un gruppo di amici in cui si considera un numero tra tanti. Entra in Facebook, dove è sì un numero tra cento amici, ma in quello spazio non di comunità ma di agglomerato di unità, lui nel prete ha trovato la persona che gli ha dedicato i suoi primi cinque minuti della giornata. E questa attenzione non avrei potuta trasmettergliela, perché non frequenta i miei luoghi. Da lì poi nasce tutto, ovviamente. Ecco,
questi strumenti sicuramente sono capaci di trasmettere l’amore di Dio

14 maggio 2010
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