“Donna e mass media” nel convegno al Regina Apostolorum

Protagoniste del mondo della comunicazione e dello spettacolo a confronto lanciano un manifesto per il rispetto della donna di Elena Grazini

Stereotipata e virtuale. È la donna raccontata dai mass media. Un’immagine troppo spesso lontana da quella delle donne normali, quelle che si fanno in quattro per essere lavoratrici, mogli e madri. Una verità di fondo che è emersa dai diversi interventi degli esperti e dalle testimonianze delle donne protagoniste della comunicazione e dello spettacolo che ieri hanno preso parte al congresso internazionale “Donna e mass media” svoltosi presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.

Troppo spesso i mezzi di comunicazione si fanno portatori di un’immagine di donna, bella, impeccabile e perfetta, dove l’essere donna di successo non è compatibile con l’essere madre o se lo è, è molto distante dalla realtà. «Il modello di donna che passa dai mass media è sostanzialmente dissociato – ha sostenuto la giornalista Eugenia Roccella -. Il punto del nostro problema è la dissociazione tra sessualità e maternità e anche tra femminilità e maternità: la femminilità serve esclusivamente a scopo deduttivo». Accettarsi e proporsi per come si è, è oggi sempre più complicato, ha continuato Roccella: «Non siamo più capaci di accettare un corpo che testimonia i limiti dell’essere umano, che testimonia la propria giovinezza come la propria vecchiaia. Anche la maternità non possiamo più manifestarla in modo troppo palese. La scissione tra i due modelli non comporta solo un accantonamento della maternità ma ne diventa la censura. È scomparsa dalla pubblicità, dalle immagini, la coppia che per me è stata la coppia iconografica classica, e cioè della donna con bambino, che è la coppia dell’iconografia sacra per eccellenza della Madonna con bambino. Se c’è, o appartiene a mondi lontani, mi riferisco alle donne africane, oppure è una donna eterea, bellissima».

E ieri in tante, a cominciare dalla giornalista Paola Ferrari per finire con la conduttrice Rosanna Vaudetti, hanno rivendicato il loro ruolo di madri e di professioniste, ricordando la grande responsabilità di coloro che solo per il fatto di apparire in video diventano un modello da imitare. Una delle proposte per invertire questa tendenza arriva dalla fiction, un genere televisivo che secondo la maggior parte degli esperti che si sono alternati durante la giornata è il più adatto a raccontare realtà come quelle famigliari.

A portare la sua esperienza in questo campo è stata Matilde Bernabei, amministratore delegato della Lux Vide, società che ha prodotto sceneggiature di successo quali Don Matteo, Giovanni Paolo II e San Pietro. «Stiamo lavorando molto sul tema famigliare, cerchiamo di cominciare a parlare di famiglia, facendo vedere tante situazioni della vita in cui ciascuno può ritrovare se stesso, dandogli il conforto che è possibile farcela – ha spiegato -. La televisione è fondamentale per dare questo stimolo, a patto che ci sia una correttezza di fondo». Secondo Paolo Centofanti, consulente in comunicazione ed editoria televisiva, occorrerebbe una presenza femminile più cospicua nei ruoli di comando e un salto culturale che si può ottenere solo con corsi di formazione, libri bianchi, convegni, unito alla creazione di un social network in grado di chiedere altri contenuti alla televisione. «Non è vero che la gente vuole questi prodotti. Da un anno e mezzo a questa parte c’è una grossa defezione da parte del pubblico. In tal senso si sta cercando di recuperare grosse fette di audience che non condividono un certo tipo di tv e non la guardano».

Ma la proposta senza dubbio più originale emersa dal congresso è il manifesto per il rispetto della donna nei media lanciato proprio per l’occasione. Una sorta di decalogo articolato in dieci punti in cui si afferma la difesa e la promozione di un’immagine rispettosa dell’identità della donna e della dignità della condizione femminile nei mass media; un’informazione corretta e veritiera sui temi che riguardano il mondo femminile; il ruolo della donna come corresponsabile, insieme all’uomo, nell’edificazione e nello sviluppo della società; una cultura della libertà e della pace che rispetti l’apporto del genio femminile nell’umanizzare la società; il ruolo insostituibile della donna come educatrice della società nella difesa dei valori più autenticamente umani e la presenza attiva della donna nella vita pubblica e nel mondo del lavoro, insieme alla dignità della donna e alla sua parità di diritti rispetto all’uomo. Infine sempre dal manifesto viene l’impegno a combattere lo sfruttamento dell’immagine femminile come strumento pubblicitario o consumistico, ad evitare toni sensazionalistici, a rifiutare la spettacolarizzazione delle informazioni e a svolgere responsabilmente una funzione di informazione e di sensibilizzazione attraverso l’individuazione, la documentazione e la denuncia delle situazioni e delle pratiche che limitano la libertà e violano i diritti di donne e bambine.

31 marzo 2006

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