Erri de Luca racconta Erri de Luca

«La vita è l’attrice, io il redattore delle storie». Lo scrittore e poeta si racconta in un’intervista, dall’infanzia in un appartamento in affitto a Napoli al suo lavori di operaio in Fiat di Laura Badaracchi

Ha appena varcato il traguardo dei 60 anni, compiuti il 20 maggio scorso. Alle spalle, una lunga esperienza come operaio qualificato alla Fiat, magazziniere all’aeroporto di Catania, camionista, muratore in diversi cantieri francesi, africani o italiani. Insieme al rifiuto, a 18 anni, di una possibile carriera diplomatica, e ai viaggi: durante la guerra nella ex Jugoslavia, ad esempio, ha guidato convogli umanitari destinati alla popolazione bosniaca. Somiglia ai suoi romanzi la vita di Erri De Luca: scrittore, poeta e traduttore di alcuni libri biblici, dopo aver studiato l’ebraico antico. Anche se la scrittura è sempre stata la sua passione, ha cominciato a diventare “un lavoro” dagli anni Novanta.

Il suo primo romanzo, Non ora, non qui, esce nel 1989 e racconta gli anni della sua infanzia partenopea; scrive all’alba, appoggiato sulle ginocchia e su quaderni a righe: quelli a quadretti gli ricordano “le vite recluse”. Le sue opere vengono tradotte in francese, inglese e spagnolo. Ha ricevuto premi e riconoscimenti, ma Erri resta semplice e autentico, quasi schivo; vive nella campagna romana e si alza di buon mattino, cominciando la sua giornata leggendo la Scrittura in lingua originale, anche se si dichiara non credente.

Come nasce la sua passione per la scrittura?
Sono cresciuto in un piccolo appartamento in affitto a Napoli: la mia stanza era piena dei libri di mio padre e io ero un ospite lì dentro. Quella tappezzeria mi è piaciuta, mi riguardava. La scrittura mi tiene compagnia, mi fa stare insieme a me stesso; scrivo sempre fatti miei e storie del passato, i personaggi sono veri. Il fatto che le storie che scrivo possano piacere è un mistero per me, un equivoco. Alla nostra specie piace sentirsi raccontare storie: un modo per smaltire, digerire e superare tragedie, lutti, catastrofi. La vita è l’attrice, io il redattore di queste storie.

Qual è il suo percorso di letture, di ieri e di oggi? Può citare i libri che l’hanno accompagnata e perché sono importanti per la sua vita?
Oltre la lettura del Don Chisciotte di Miguel de Cervantès e la poesia del Novecento, non vado con gli elenchi. I libri sono incontri fortunati che non si possono prescrivere, si combinano con la vita di chi li sta leggendo e ci fanno un nodo in cui non si capisce qual è il capo che spetta al libro e quale al lettore. I volumi non sono buoni in assoluto: solo se si combinano con la mia vita. È il libro che deve portare il lettore, non viceversa: lo capisci quando, ad esempio, lo leggi in treno e ti fa dimenticare anche la fermata a cui scendere, perché sta portando il peso della tua giornata; se invece senti i grammi sulle mani, allora sei tu a portare il libro.

Quali volumi suggerirebbe ai giovani perché si appassionino alla lettura?
I libri non sono medicine, né navigatori: sono un modo di salvare il proprio tempo, anche quello di pena, danno a chi legge parole per pronunciare il proprio caso. L’onore di un volume sta in un lettore che lo prende e lo trasmette a un altro: magari un genitore che passa la sua copia al figlio, o un amico a un altro.

Libro o e-book? In un mondo globalizzato la pagina scritta ha speranza di essere letta, sottolineata, amata più di quella “virtuale”, sullo schermo del pc? O esiste una probabile compenetrazione e coesistenza delle varie forme di lettura?
Dall’invenzione della stampa il formato-libro resiste all’usura del tempo, al cinema, alla televisione. Resiste la sua taglia leggera, ma se verrà sostituito dall’ebook, mancherà il fruscìo di soffio della pagina girata, il profumo di carta, la sua consistenza. Possiamo passare al libro elettronico, ma lo sfizio della specie umana resteranno i racconti.

Nella nostra società sempre più multietnica, pensa che l’apporto di altre culture sarà sempre più ricco di stimoli e suggestioni per la letteratura, gli scrittori, i poeti italiani?
La letteratura, la narrativa si basa su storie e racconti di avventure venute da lontano o partite per andare lontano. Sempre saranno rianimate da altre lingue, altre esperienze: così il mondo si rinnova e rimpiazza le sue perdite.

4 giugno 2010

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