Eutanasia «non degna dell’uomo»

La «vera risposta» alla sofferenza, ha detto il Santo Padre, «non può essere dare la morte, per quanto dolce, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano» da Agenzia Sir

«L’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo». È il forte monito lanciato ieri(domenica primo febbraio) dal Papa, prima di recitare l’Angelus. «La vera risposta – ha spiegato il Pontefice, ricordando la Giornata per la vita promossa dalla Conferenza episcopale italiana, sul tema “La forza della vita nella sofferenza” – non può essere dare la morte, per quanto dolce, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano». Tutto ciò, partendo da una certezza: «Nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio». Di qui il ringraziamento di Benedetto XVI a tutte «le persone che sono nella sofferenza e chi si impegna ogni giorno al loro sostegno, servendo la vita in ogni sua fase: genitori, operatori sanitari, sacerdoti, religiosi, ricercatori, volontari, e molti altri». Un grazie, quello del Pontefice, che al termine dell’Angelus – nei saluti ai fedeli di lingua italiana – si è diretto in modo particolare al Movimento per la vita, alle delegazioni delle Facoltà di medicina e chirurgia delle Università di Roma, presenti in piazza San Pietro, e a «quanti sono impegnati a difesa e promozione del fondamentale bene della vita». «Apprezzo e incoraggio l’impegno della diocesi di Roma in questo campo – ha aggiunto il Santo Padre – e presento auguri cordiali anche per la Settimana della famiglia, che inizia oggi».

Gesù «ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali». Lo ha detto il Papa, che durante l’Angelus di ieri ha spiegato il senso del «segreto messianico» nel Vangelo di Marco, in virtù del quale «Gesù non vuole che per il momento si sappia, al di fuori del gruppo ristretto dei discepoli, che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio»: di qui l’ammonimento a «non rivelare a nessuno la sua identità». «La croce di Cristo – ha assicurato il Santo Padre – sarà la rovina del demonio, ed è per questo che Gesù non smette di insegnare ai suoi discepoli che per entrare nella sua gloria deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso, essendo la sofferenza parte integrante della sua missione». «Gesù – ha osservato Benedetto XVI – non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità», perché «sa che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale». Il diavolo, da parte sua, «cerca di distoglierlo per dirottarlo verso la logica umana di un Messia potente e pieno di successo», ma «Gesù soffre e muore in croce per amore».

2 febbraio 2009

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