Fabrizio Bosso e tutto l’incanto di Nino Rota

Il trombettista in concerto all’Auditorium per presentare il suo recente progetto discografico «Incanto» dedicato al grande compositore per ricordare i cento anni dalla sua nascita di Concita De Simone

Chi non ricorda la celebre melodia de «Il Padrino»? O quella di «Otto e mezzo», «Amarcord» o «Il gattopardo»? Tutto frutto dell’indimenticato maestro Nino Rota e se amate queste melodie, non potete mancare al concerto di Fabrizio Bosso all’Auditorium il prossimo sabato 18 febbraio.

Il trombettista torinese presenterà, infatti, il nuovo progetto dedicato a Rota a cento anni dalla sua nascita (3 dicembre 1911), da cui è nato anche un album inciso a Londra con la London Symphony Orchestra nei prestigiosi Air Studios di Abbey Road, gli stessi dove hanno inciso i Beatles. «Enchantment», questo il titolo, ovvero «Incanto», è una lunga e impetuosa suite della durata di circa 52 minuti che ripercorre le più significative opere per film del compositore, da «La Dolce Vita» al «Padrino» e molte altre, con una ritmica jazz e la partecipazione della I-Orchestra, un ensemble di circa quaranta elementi composta da alcuni tra i migliori orchestrali italiani, che saranno presenti all’Auditorium. Sul palco anche i prodi Claudio Filippini al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Stefano Fonzi, trentacinquenne, direttore d’orchestra, ideatore del progetto, ha curato gli arrangiamenti e composto l’unico brano originale «Enchantment». A impreziosire maggiormente l’opera, un pezzo rarissimo composto da Rota, «Ragazzo di Borgata», edito dalla casa discografica Cam nel 1976 solo su 45 giri.

Fabrizio Bosso ha trentotto anni e moltissimo talento. Viene considerato «uno dei più grandi e giovani trombettisti del pianeta». Se non fosse italiano, sarebbe molto più popolare, ma si sa, ci piace essere esterofili in fatto di gusti musicali. Ha iniziato da giovane a suonare la tromba, a 15 anni era già diplomato al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e grazie a una borsa di studio si è perfezionato a Washington. Nella sua carriera ha collezionato prestigiose collaborazioni sia a livello nazionale che internazionale. Già nel 1999 viene votato come «Miglior nuovo talento» del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz. Non per niente la gloriosa London Symphony Orchestra con cui ha inciso il suo ultimo disco, ha accettato di collaborare con lui dopo aver visto delle sue esibizioni su youtube, rispondendo nel giro di due ore a un’email che aveva inviato l’ideatore del progetto Fonzi.

A Bosso si riconoscono una tecnica impeccabile e uno stile personale, in cui il colore e la dinamica del suono non sono mai scontati, doti che permettono a lui – che ama interpretare più che comporre – di essere creativo anche quando esegue degli standard. Solo così poteva nascere questo «Incanto», capace di stimolare l’immaginazione attraverso l’ascolto e di far rivivere la magia delle splendide melodie di Rota.

8 febbraio 2012

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