Facebook chiude all’alterità

Dopo 10 anni di trionfi in tutto il mondo, qualche domanda piattaforma informatica che più di ogni altra ha contribuito alla penetrazione dei social network nel mondo. Tra gli utenti, 26 milioni di italiani di Andrea Casavecchia (Agenzia Sir)

Sono trascorsi dieci anni dall’invenzione di Facebook, la piattaforma informatica che più di ogni altra ha contribuito alla penetrazione dei social network nel mondo. Dopo dieci anni i suoi utenti sono oltre 1 miliardo e 230 milioni, tra i quali 26 milioni di italiani. Sono due le caratteristiche principali che molti esperti indicano per evidenziare il successo della sua diffusione e la sua capacità di resistere alle mode volubili del web: una è la sua flessibilità, che permette di provare a immettere nuove “opzioni” per poi mantenere quelle più utilizzate e abbandonare quelle inutili; l’altra caratteristica è individuata nel potere attrattivo di fb, che non è circoscritto al pubblico giovanile, che lo aveva adottato immediatamente, ma è stato capace di coinvolgere gli adulti, tanto che in Italia il 21,6% degli utenti ha oltre 46 anni.

Tuttavia, molto probabilmente, la forza di questo ambiente risiede nella sua peculiarità di sfruttare quelle che Georg Simmel, all’inizio del 1900, chiamava le cerchie sociali e le loro intersecazioni. Oggi infatti una persona si trova a giocare su più tavoli la sua vita: lavoro sport, famiglia, amicizia, hobbies, passioni. Facebook agisce come luogo per mantenere i contatti, come posto per riprenderne altri, persi lungo il correre del tempo. A questo poi aggiunge l’opportunità di trasformarsi in una “tribuna neutra” dove si può proclamare un’idea personale, un evento; raccontare un episodio, una disgrazia; comunicare una sensazione, un’emozione; dove si linka una notizia che appassiona o che scandalizza, senza aver paura di essere criticati. Il giudizio può solo piacere, così nessuno si offende. Quelli che tra i commenti obiettano, finiscono cancellati dai cerchi delle amicizie di Facebook.

Così il web 2.0 diventa luogo di incontro, ma anche luogo di chiusura all’alterità, di quelli che la pensano in modo diverso; corre il pericolo di formare solo gruppi omogenei privi della diversità: tutte comunità di uguali… individui disinteressati al confronto e attratti dagli apprezzamenti che ci confermano il nostro io. C’è il rischio di evitare l’incontro vero che, sia faccia a faccia sia per vie telematiche, richiede di mettersi in gioco e di accettare lo straniero che abbiamo di fronte. Qui risiede l’ambiguità, non solo di fb, ma del web 2.0. Come scrive il Papa nel Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, che mette al centro «l’autentica cultura dell’incontro». Vi si legge: «Non basta passare lungo le strade digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane». Qui è la nostra sfida.

11 febbraio 2014

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