Fondazione Di Liegro, viaggio nelle periferie

Presentato, nell’inaugurazione della nuova sede, il progetto di un percorso in 4 tappe che andrà a cercare i “beni” di Roma nei luoghi più periferici, scandagliando le buone pratiche di associazioni e istituzioni di Elisa Storace

«All’inizio della nostra storia, diciassette anni fa, stavamo in due stanze che ci diede in comodato d’uso il cardinale Ruini, mentre oggi siamo qui, in questa bellissima struttura finalmente completata: una felicità grande che questa mattina voglio condividere con tutti coloro che hanno creduto e lavorato perché questo diventasse possibile». Così ieri, mercoledì 12 febbraio, Luigina Di Liegro, presidente della Fondazione che porta il nome dello zio, don Luigi Di Liegro, ha espresso la gioia condivisa da tanti per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione a via Ostiense 106, negli spazi di proprietà del Comune di Roma che si trovano accanto al complesso museale della ex centrale elettrica Montemartini.

«Per l’inaugurazione abbiamo scelto questa data – ha proseguito – perché coincideva con un anniversario importante: quarant’anni fa si aprivano a San Giovanni in Laterano i lavori del celebre convegno diocesano “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella diocesi di Roma”, più noto come “I Mali di Roma”. Un convegno di cui mio zio fu diretto ispiratore e a cui parteciparono oltre 5mila persone, diventando una tappa fondamentale per la riflessione sui problemi sociali e spirituali della città. Una riflessione – ha quindi concluso – che oggi vorremmo recuperare aggiornandola ai tempi che stia vivendo, per cercare di aprire, assieme al Comune, una nuova fase di analisi sulle periferie romane».

“Dai mali ai beni di Roma”. Questo è il nome del progetto promosso dalla Fondazione per attualizzare lo storico convegno del ’74: un percorso, che finora prevede quattro tappe, che si svolgerà lungo tutto il 2014 per valorizzare le esperienze positive messe in campo nelle periferie da istituzioni e associazioni. Un “viaggio” organizzato dall’assessorato allo Sviluppo delle periferie in collaborazione con la Fondazione, che l’assessore Paolo Masini ha illustrato così: «Partiremo il 15 marzo dall’Opera Don Calabria di Primavalle e poi, a distanza di un mese, fra una tappa e l’altra, andremo al Centro Culturale Gabriella Ferri di Pietralata, in una parrocchia a San Basilio e quindi a Ostia. Partendo dal coraggioso convegno di 40 anni fa – ha spiegato Masini – vogliamo guardare al futuro della nostra città avendo in mente le “buone pratiche” messe in campo in questi anni, e di cui il posto in cui ci troviamo oggi è testimonianza concreta, resa possibile solo da grandi sinergie».

E di sinergie indispensabili hanno parlato anche Rita Visini, assessore alle Politiche sociali e sport della Regione Lazio, e Andrea Catarci, presidente del municipio VIII. «Quello usato per realizzare questa sede – ha detto Visini – è l’unico modo per dare risposta alla attese di giustizia e carità di chi ha bisogno, con sinergie belle e generose guidate da grandi ideali. Un “mix” tra pubblico che ha fornito la struttura e privati che hanno messo volontà e risorse, che è indispensabile per dare risposte concrete». «Dopo tanto lavoro – ha commentato quindi Catarci – questo luogo è diventato di nuovo uno spazio accogliente destinato ad attività sociali, e questo definisce le premesse per una grande scommessa: riguadagnare i luoghi dismessi della città dentro una visione in cui tutti concorrono per “mettere a valore” i beni di Roma».

A tagliare il nastro della nuova struttura, realizzata anche grazie alla generosità delle fondazioni Johnson&Johnson e Vodafone Italia, alla presenza, fra gli altri, del vice presidente della Fondazione monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, sono stati i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Padre Romualdo Formato al Divino Amore, vincitori della sezione giovani del Premio Internazionale di poesia organizzato annualmente dalla Fondazione, che quest’anno aveva per tema “Il bene comune”. Bene comune che nella nuova casa della Fondazione Di Liegro, è declinato con le parole di don Luigi: «Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma, soprattutto, non si può amare senza condividere».

13 febbraio 2014

Potrebbe piacerti anche