Francesco: «Il sacerdozio, olio che si sparge»

Nella basilica vaticana la celebrazione della Messa crismale. «Bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere» di Antonella Pilia

«Siate pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini». Questo l’invito accorato che Papa Francesco ha rivolto ai sacerdoti ieri mattina, 28 marzo, durante la Messa crismale nella basilica vaticana gremita di fedeli. Qui ha concelebrato insieme ai cardinali, ai vescovi e a oltre 1.600 presbiteri diocesani e religiosi presenti a Roma, disposti a semicerchio in un abbraccio bianco – per il colore dei paramenti – attorno al Santo Padre.

Una cerimonia solenne caratterizzata da alcuni riti significativi, a partire dal rinnovo delle promesse fatte dai sacerdoti al momento dell’ordinazione. Quindi, sulle note dell’antico inno liturgico “O Redemptor”, intonato dal coro della Cappella Sistina, i diaconi hanno portato verso l’altare sei anfore contenenti gli oli sacri e il crisma, che serviranno in tutte le parrocchie della diocesi per amministrare i sacramenti nel corso dell’anno. Il Papa ha benedetto prima l’olio degli infermi, poi quello dei catecumeni, usato nei riti preparatori al battesimo. Infine, insieme ai concelebranti, ha consacrato il crisma: un olio misto al profumo di nardo – quest’ultimo prodotto in Calabria da terre sequestrate alla ‘ndrangheta – utilizzato per celebrare i battesimi, le cresime e le ordinazioni.

«L’unzione non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido e il cuore amaro», ha sottolineato il Santo Padre durante l’omelia. Al contrario, l’unzione del Signore «è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli». Papa Francesco ha consegnato una vivida interpretazione del sacerdozio, da lui condensato nell’immagine «dell’olio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino all’orlo delle sue vesti sacre», simbolo del mondo intero. Un olio che «si sparge e raggiunge “le periferie”», vera e propria priorità per il pontefice, il quale ha pronunciato questa parola per ben cinque volte.

Secondo Papa Francesco, «il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo»: se l’unzione avviene con «olio di gioia» è evidente perché la gente «per esempio quando esce dalla Messa ha il volto di chi ha ricevuto una buona notizia». La nostra gente, ha proseguito, «gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana e illumina le situazioni limite». Questa la strada da seguire, ha poi ribadito con forza ai suoi preti: «Bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni».

I sacerdoti, dunque, devono essere «mediatori tra Dio e gli uomini» per mezzo della grazia «che passa attraverso di noi», ha esortato il Pontefice, pronti a «intuire il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato, perché sa che noi lo abbiamo». Ma se i sacerdoti escono poco da sé, ha avvertito, «invece di essere mediatori, diventano a poco a poco intermediari, gestori». Persone che, non mettendo in gioco il proprio cuore, «non ricevono un ringraziamento affettuoso» e proprio per questo «finiscono per essere preti tristi, trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità». Il Papa ha ammesso la minaccia della cosiddetta «crisi di identità sacerdotale, che si somma a una crisi di civiltà», concludendo all’insegna della speranza: «Se sappiamo infrangere la sua onda, potremo prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti».

29 marzo 2013

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