Giornata mondiale per la vita consacrata

In occasione della celebrazione il 28 gennaio a Santa Maria sopra Minerva un incontro di preghiera per i consacrati della diocesi e il 2 febbraio i vespri nella basilica vaticana con Benedetto XVI di Antonella Gaetani

«Sentinelle che sanno intercettare gli orizzonti della storia»: questi sono i consacrati, secondo la definizione che propongono i vescovi italiani nel messaggio per la 16esima Giornata mondiale a loro dedicata, che si celebra il 2 febbraio prossimo. Per l’occasione Benedetto XVI alle ore 17.30 nella basilica vaticana presiederà i vespri e rivolgerà il suo saluto a tutti i consacrati. Sabato 28 gennaio, invece, alle ore 16 nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva ci sarà un incontro di preghiera per le persone consacrate della diocesi in preparazione alla Giornata, al termine del quale i superiori degli istituti religiosi maschili presenti a Roma terranno un incontro per l’elezione del segretario diocesano del Cism. Come spiega padre Agostino Montan, direttore dell’Ufficio diocesano per la vita consacrata: «Accanto alle forme più antiche, consolidate negli ordini monastici e negli istituti dediti alla contemplazione e alla vita apostolica, oggi assistiamo al fiorire di realtà che tendono a realizzarsi a partire dalla Chiesa intesa come “famiglia di Dio” e quindi comprendono al loro interno uomini e donne, celibi e sposati, tutti dediti ad una comune missione.

Una recente inchiesta ha elencato circa quattrocento di queste nuove realtà. Le forme più antiche non scompaiono, anzi mostrano una capacità di rinnovamento e adattamento ai nuovi tempi, sotto il segno della continuità». La vita consacrata è una realtà fatta di numeri importanti: nella diocesi sono presenti 24.000 suore e 4.500 religiosi, oltre agli eremiti, alle comunità monastiche, all’«Ordo virginum» e «viduarum» (le vedove), agli istituti secolari e alle società di vita apostolica. Molto significativa anche la presenza di gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali. Si tratta di realtà importanti «che svelano come lo Spirito opera nella Chiesa locale. Dopo il Concilio Vaticano II le relazioni tra vita consacrata e Chiesa diocesana si sono sviluppate in due direzioni. Da una parte si è cercato di dare un solido fondamento ecclesiologico alle relazioni tra i diversi soggetti e dall’altra è stata favorita la presenza dei consacrati nei vari organismi diocesani», ribadisce padre Montan. «Ci si interroga – continua – su come sviluppare ulteriormente le reciproche relazioni».

Va evidenziato un altro dato, l’impegno dei religiosi nelle parrocchie: «Quasi la metà di esse è affidata a istituti religiosi», annota padre Montan, segnalando anche la presenza di comunità religiose femminili attive nella diocesi in modo capillare. Sono 29 i monasteri presenti in Roma. Nonostante alcuni problemi – invecchiamento dei membri, calo delle vocazioni, difficoltà gestionali – sono realtà ricche di vitalità. Ai monasteri la diocesi offre un supporto, a seconda delle necessità, attraverso i suoi uffici. Un esempio è lo sportello «l’Usmi ti accoglie» per le religiose straniere. Anche questo un modo perché i consacrati continuino a essere «sentinelle della storia».

26 gennaio 2012

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