Gita più costosa per la ragazza disabile

Incredibile vicenda di una giovane romana: per andare in viaggio a Berlino con la classe, dovrebbe pagare anche la quota per il suo assistente. Nocera, Fish: «Purtroppo casi molto frequenti» di Elisa Storace

Noemi ha 14 anni e frequenta una scuola media di Roma. Per il mese di marzo 2010 l’istituto scolastico ha organizzato una gita a Berlino. I suoi compagni di classe ci andranno, lei forse no. Perché Noemi è disabile. E perché – come riportavano nei giorni scorsi i giornali che hanno dato notizia del caso – la scuola non può farsi carico di pagare la quota di viaggio per “l’assistente educativo culturale”, figura di supporto all’alunno con disabilità prevista dalla legge 104 del ‘92. Noemi è affetta da una patologia rara, l’atassia di Friedreich, una malattia ereditaria invalidante che provoca la progressiva mancanza di coordinazione nei movimenti.

Michela, mamma separata, mantiene se stessa e la figlia lavorando in un call center, e non può permettersi di pagare anche la quota di viaggio di un accompagnatore, come le è stato chiesto dalla scuola. Per averlo a Berlino insieme alla figlia dovrebbe spendere 400 euro aggiuntivi, oltre ai 300 già previsti dalla quota individuale. Adesso, pur denunciando l’ingiustizia, Michela ha comunque intenzione di cedere «anche a costo del privarmi del necessario», ha detto. «Giuro – ha raccontato ai giornali – che Noemi si sentirà uguale ai suoi compagni di classe: da qui ad un anno mia figlia forse non potrà più camminare, questa gita a Berlino è per lei troppo importante».

Una storia incredibile, soprattutto considerando che nei casi delle gite scolastiche la regola è chiara: è la scuola a dover farsi carico della quota viaggio degli accompagnatori degli studenti con disabilità. Lo ribadisce con forza Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap: «La ragazza – dice – deve ovviamente pagare la sua quota, ma nulla può essere chiesto alla famiglia per quella dell’assistente».

Il riferimento normativo è la legge 67 del 2006 sulla non discriminazione delle persone con disabilità, che sancisce il principio di parità di trattamento e vieta le discriminazioni sia dirette che indirette. «Se – come spesso accade, spiega Nocera – la scuola non è in grado di farsene carico per mancanza di fondi, si può ricorrere a donatori esterni oppure a uno sponsor (come previsto dal dl 44 del 2001), come una fondazione privata. Laddove poi anche questa strada non porti frutti, la soluzione è semplice: spalmare la quota dell’assistente di sostegno sulle quote di tutti gli alunni, compresa naturalmente quella dello studente con disabilità». Nel caso specifico, insomma, i 400 euro di viaggio dell’assistente andrebbero divisi per il numero dei partecipanti: se ad esempio fossero in venti, ognuno vedrebbe incrementare la sua quota di 20 euro, e la quota singola di partecipazione al viaggio si attesterebbe per tutti a 320 euro.

«Purtroppo casi come questi sono molto frequenti – spiega l’avvocato -, soprattutto dopo i tagli all’istruzione praticati negli ultimi tempi». Noemi ha 14 anni e frequenta una scuola media di Roma. Per il mese di marzo 2010 l’istituto scolastico ha organizzato una gita a Berlino. I suoi compagni di classe ci andranno, lei forse no. Perché Noemi è disabile. E perché – come riportavano nei giorni scorsi i giornali che hanno dato notizia del caso – la scuola non può farsi carico di pagare la quota di viaggio per “l’assistente educativo culturale”, figura di supporto all’alunno con disabilità prevista dalla legge 104 del ‘92. Noemi è affetta da una patologia rara, l’atassia di Friedreich, una malattia ereditaria invalidante che provoca la progressiva mancanza di coordinazione nei movimenti.

Michela, mamma separata, mantiene se stessa e la figlia lavorando in un call center, e non può permettersi di pagare anche la quota di viaggio di un accompagnatore, come le è stato chiesto dalla scuola. Per averlo a Berlino insieme alla figlia dovrebbe spendere 400 euro aggiuntivi, oltre ai 300 già previsti dalla quota individuale. Adesso, pur denunciando l’ingiustizia, Michela ha comunque intenzione di cedere «anche a costo del privarmi del necessario», ha detto. «Giuro – ha raccontato ai giornali – che Noemi si sentirà uguale ai suoi compagni di classe: da qui ad un anno mia figlia forse non potrà più camminare, questa gita a Berlino è per lei troppo importante».

Una storia incredibile, soprattutto considerando che nei casi delle gite scolastiche la regola è chiara: è la scuola a dover farsi carico della quota viaggio degli accompagnatori degli studenti con disabilità. Lo ribadisce con forza Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap: «La ragazza – dice – deve ovviamente pagare la sua quota, ma nulla può essere chiesto alla famiglia per quella dell’assistente».

Il riferimento normativo è la legge 67 del 2006 sulla non discriminazione delle persone con disabilità, che sancisce il principio di parità di trattamento e vieta le discriminazioni sia dirette che indirette. «Se – come spesso accade, spiega Nocera – la scuola non è in grado di farsene carico per mancanza di fondi, si può ricorrere a donatori esterni oppure a uno sponsor (come previsto dal dl 44 del 2001), come una fondazione privata. Laddove poi anche questa strada non porti frutti, la soluzione è semplice: spalmare la quota dell’assistente di sostegno sulle quote di tutti gli alunni, compresa naturalmente quella dello studente con disabilità». Nel caso specifico, insomma, i 400 euro di viaggio dell’assistente andrebbero divisi per il numero dei partecipanti: se ad esempio fossero in venti, ognuno vedrebbe incrementare la sua quota di 20 euro, e la quota singola di partecipazione al viaggio si attesterebbe per tutti a 320 euro.

«Purtroppo casi come questi sono molto frequenti – spiega l’avvocato -, soprattutto dopo i tagli all’istruzione praticati negli ultimi tempi». «Tuttavia – conclude Nocera – dovremmo sempre ricordarci che la scuola deve educare i giovani al vivere civile, e, in casi come questi, rammentare a chi ha la responsabilità di decidere l’articolo 2 della nostra Costituzione: “La Repubblica richiede ai cittadini l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”».

23 dicembre 2009

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