Giulio Base legge Rosario Livatino

Dedicata al “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia nel ’90 (nella foto) la prima lettura del ciclo “Ritratti di Santi” a Santa Maria della Vittoria. Protagonista, l’attore e regista, Oscar tv per la fiction “Don Matteo” di Michela Altoviti

Santo perché capace di difendere e custodire nel suo cuore cristiano l’identità finale tra giustizia e carità. Questo il tratto distintivo del giudice Rosario Livatino cui è stata dedicata, martedì 12 marzo, la prima delle tre serate dell’itinerario quaresimale “Ritratti di Santi 2012”, promosso dal Movimento ecclesiale carmelitano presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria. La lettura delle meditazioni sulla vita e la testimonianza del magistrato, ucciso dalla mafia nel 1990, tratte dai testi di padre Antonio Maria Sicari, è stata affidata all’attore e regista Giulio Base e accompagnata dalle musiche medievali e rinascimentali proposte da tre maestri del complesso “Armonia Antiqua”. Un’occasione per la riflessione e la preghiera, «un momento in cui attingere al mistero di Gesù», ha detto padre Paolo De Carli nell’introdurre la serata «perché – ha aggiunto – non vogliamo guardare a chi ha saputo svolgere nel migliore dei modi una professione ma a chi ha voluto cercare sempre Cristo nell’esercizio del proprio dovere».

«È questo che differenzia l’opera di Rosario Livatino – legge Giulio Base – da quella di tanti altri magistrati che hanno lottato contro la mafia fino a perdere la vita, e per questo nel 1993 è stato avviato il processo di beatificazione. Il “giudice ragazzino”- prosegue l’attore – rispose sempre con la carità cristiana e seppe guardare cristianamente non solo a coloro che processava ma anche a coloro che lo uccisero barbaramente sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale ad Agrigento. Chi è martire, non semplicemente vittima – aggiunge il regista – ha uno sguardo di perdono, speranza e salvezza per i suoi persecutori».

Volendo continuare, quasi a stendere un elenco degli elementi capaci di testimoniare una vita santa prosegue Giulio Base, «si potrebbe citare il ricordo dei compagni di studi e poi di lavoro, che lo videro sempre realmente disponibile, benevolo, instancabile e incorruttibile. E ancora la preghiera quotidiana di adorazione nella chiesa vicino la procura, il rosario sempre in tasca, il Vangelo sulla scrivania pieno di annotazioni, le elemosine generose ma mai ostentate».

Esiste anche una documentazione più profonda, si tratta dei testi di due conferenze, in qualche modo dottrinali, che Livatino tenne nel 1984 e nel 1986. La prima, “Il ruolo del giudice nella società che cambia”, iconizza un ideale: «chi giudica – legge ancora l’attore – deve essere indipendente per non tradire il proprio mandato, e deve esserlo non solo nell’intimo ma anche fuori, all’esterno, oltre le mura dell’ufficio». Nella seconda, “Fede e diritto”, centrale è il concetto di credibilità e prioritario è il necessario abbraccio che deve realizzarsi tra giustizia e carità: «Sarà la forza dell’amore – diceva il giudice – a risolvere il problema, radicalmente. Giustizia e carità coincidono per il cristiano e il sommo atto di giustizia è, semplicemente, un atto d’amore».

Riferimenti imprescindibili sono poi le agende nelle quali ha annotato, per anni, pensieri, invocazioni a Dio e, proprio nel biennio compreso tra le due conferenze, tormenti e lacerazioni: la paura della solitudine, di commettere errori irreparabili e, non ultimo, il dramma delle minacce a se stesso e agli amati genitori. «Ciascuna di queste agende – legge infine Base – fino all’ultima ritrovata nella sterpaglia dove venne finito dai due sicari che gli spararono in bocca, sono vergate, nella prima pagina, con la sigla “STD”, l’abbreviazione di un’antica formula di fede: “Sub tutela Dei”, sotto lo sguardo benevolo di Dio cui affidò sempre la sua vita e il suo impegno».

14 marzo 2012

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