Gli invisibili dell’Ostello: «Commossi per la solidarietà ai terremotati»

La lettera degli ospiti della struttura Caritas di via Marsala alle vittime del sisma in Abruzzo, a un mese dalla scossa che ha distrutto L’Aquila e dintorni di Giulia Rocchi

6 aprile 2009, ore 3.32. La terra trema per venti lunghissimi secondi. Esattamente un mese fa il terremoto di magnitudo 5.8 ha sconvolto l’Abruzzo, distrutto L’Aquila, Onna, Paganica e decine di altri piccoli comuni attorno al capoluogo. La furia del sisma uccide 298 persone; i feriti sono oltre 1.500. Vanno in briciole chiese antichissime e palazzi costruiti negli anni Settanta, villette e casolari sparsi per le campagne. Gli sfollati sono oltre 60mila: circa la metà vivono, ormai da 30 giorni, nelle tendopoli allestite dalla Protezione civile. Altrettanti si sono rifugiati presso parenti, amici, o negli alberghi lungo la costa adriatica. Perché le scosse hanno distrutto gli edifici, ma come un’onda si è propagata la solidarietà. Da tutta la penisola e anche dall’estero. E da qui, da Roma, con la Caritas diocesana impegnata in prima linea. Per non parlare delle parrocchie, dei movimenti, di tante associazioni. Ma si sono mobilitati, per quanto hanno potuto, perfino gli ultimi, i senza tetto, gli ospiti dell’Ostello Caritas di via Marsala.

Hanno scritto una lettera per chi, in questo momento, si trova a vivere una situazione come la loro, senza un tetto sulla testa, senza una casa dove ripararsi dal freddo. A chi si trova, suo malgrado, costretto in tenda, senza più l’intimità di quattro mura a proteggere gli affetti e i valori familiari. A chi ha perso il lavoro, a chi è ancora in ospedale. «La notizia del terremoto ha toccato profondamente gli ospiti dell’Ostello – sottolinea Roberta Molina, dell’area Ascolto e accoglienza della Caritas diocesana di Roma –. Da due anni organizziamo un incontro settimanale di lettura dei giornali e il tema del sisma è stato a lungo affrontato. È un modo per tenerli insieme, per renderli partecipi del mondo circostante».

Ecco, allora, il testo della lettera.

«Innanzitutto ci vogliamo presentare: siamo un gruppo di persone che ormai da due anni ci dedichiamo settimanalmente alla lettura di più quotidiani per commentare non solo le notizie più importanti, ma anche quelle che spesso sono nascoste nelle pagine interne per formarci un’opinione il più possibile oggettiva e reale.

La parola che ci accomuna è “senza”: molti di noi sono “senza famiglia”, perché per le vicende più diverse siamo stati allontanati o abbiamo volontariamente abbandonato i nostri cari; tutti siamo “senza casa”, ospiti dell’Ostello Caritas di via Marsala, quindi “senza una residenza” o al massimo quella fittizia di via Modesta Valenti, e non potete immaginare quanto ciò sia limitativo: è difficile cercare un lavoro quando si lascia ad un probabile datore di lavoro una tale residenza, visto che quasi tutti siamo “senza redditi” fatta salva qualche piccola mancia che riceviamo per lavoretti saltuari e rigorosamente in nero.

Più volte, in questi due anni, abbiamo avuto la voglia di rendere partecipi gli altri delle nostre riflessioni, magari quando abbiamo letto notizie a noi vicine – un barbone picchiato o magari bruciato, le conseguenze della crisi economica con le difficoltà sempre più diffuse ad arrivare alla quarta settimana – ma anche, e forse la volontà di esprimere la nostra idea era ancora più forte, quando le notizie tenevano banco sulle prime pagine per lungo tempo – la crisi Alitalia, la morte di Eluana Englaro, l’intervento di Roberto Saviano a “Che tempo che fa” – ma poi per una sorte di timidezza e forse di anche di ingiustificata vergogna ci frenavano e ci incominciavamo a chiedere a chi potesse interessare l’opinione di un gruppo di persone senza che spesso sono catalogate come “invisibili”.

Questa volta però l’emozione accumulata di fronte ai racconti ed alle storie, alle tante foto che ci hanno raccontato il dramma della popolazione abruzzese a causa del terremoto e la dignità con cui hanno affrontato le avversità hanno vinto su ogni remora e ritegno; siamo addolorati di fronte al gran numero di morti e rimaniamo sbigottiti di fronte all’enorme distruzione che ha colpito l’Abruzzo ma il nostro pensiero più caro, il più solidale possibile va a chi è rimasto magari senza affetti o senza quelle cose che costituivano il loro mondo, le loro certezze. Siamo commossi e fieri in quanto italiani della solidarietà che tutti hanno messo in campo per cercare di alleviare i disagi di quei sfortunati; purtroppo noi non siamo in grado di offrire niente di materiale ma vogliamo assicurare a tutti gli abruzzesi la nostra sincera solidarietà, la nostra partecipata vicinanza: quando tra qualche tempo le notizie che riguardano il vostro dramma scivoleranno sempre più nelle pagine interne e perderanno di risonanza noi siamo pronti ad offrire quello che la nostra esperienza di persone senza ci ha imparato a considerare un grande tesoro: ci troverete sempre pronti a stringervi la mano, ad abbracciarvi per offrirvi un po’ di calore umano e stare ad ascoltarvi con passione e partecipazione.
Forza e grazie per l’esempio che ci date».

6 maggio 2009

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