Gli Ucraini di Roma: «Non dimentichiamo gli eroi di Maidan»

A Santa Sofia la Messa con l’arcivescovo maggiore, seguita dal corteo in ricordo delle vittime degli scontri di Kiev. Oksana (29 anni): «Se penso ai ragazzi uccisi mi sembra di essere madre e sorella» di Elisa Storace

Ganna è in Italia da 12 anni e fa la badante. È arrivata in piazza insieme ad alcune amiche. Tiene in mano una candela gialla con una coccarda turchese, i colori della bandiera Ucraìna, e, quando parla dei manifestanti uccisi a piazza Maidan, non può trattenere le lacrime. «Io ho due nipotine. La più piccola, Inna, ha dieci anni, mentre Olga, la maggiore, quest’anno ne fa diciotto. Abitano vicino a Kiev. Oggi sono qui per loro: perché spero che possano avere un futuro in cui non debbano più piangere morti così terribili».

Sono arrivati a Santa Maria Maggiore da tutta Roma e non solo i partecipanti al corteo, organizzato dalla comunità ucraìna ieri, domenica 23 febbraio, in ricordo delle vittime dei recenti scontri di Kiev che hanno portato alla caduta del presidente Yanukovych.e all’indizione, per il 25 maggio prossimo, di nuove elezioni. «Mi ha stupito – ha commentato padre Marco Yaroslav Semehen, coordinatore nazionale della pastorale degli ucraìni cattolici di rito bizantino in Italia – vedere così tanti connazionali». E il riferimento è anzitutto alla Messa celebrata nella mattinata nella basilica di Santa Sofia dall’arcivescovo della Chiesa greco-cattolica Ucraìna Sviatoslav Schevchuk, ma anche alla manifestazione del pomeriggio. «La loro presenza generosa ha dimostrato quanto forte e profonda sia la volontà di pace del popolo ucraìno».

In testa al corteo un’icona della Madonna Odigitria seguita da centinaia di bandiere nazionali listate a lutto, e poi decine di cartelli che riportavano, in italiano e ucraìno, “Ucraìna libera!”, “No alla dittatura!”, “Non dimentichiamo gli eroi di Maidan”. Una folla composta che, lungo tutto il percorso della manifestazione, dalla basilica liberiana fino a San Giovanni, davanti a ogni chiesa si è raccolta in un momento di preghiera recitando il Padre Nostro e l’Ave Maria, ogni volta concluse con un commosso «Slava Ucraìna!» “Viva l’Ucraìna!”.

«Io vengo da Lviv – racconta Oksana, ventinove anni – e a Roma faccio la domestica. Non ho figli né fratelli ma se penso ai ragazzi che sono stati uccisi negli scontri mi sembra di essere madre e sorella e che mi abbiano portato via qualcuno di famiglia… una tragedia che non deve ripetersi!». L’elenco dei morti, nome per nome, viene letto ad alta voce da una rappresentante della comunità, mentre qualcuno, più in fondo, intona l’inno nazionale.

Lioscia, ventun’anni, studente all’Angelicum arrivato da sei mesi da Luhansk, ci spiega il significato di alcune bandiere nere e rosse che sventolano assieme alle altre, e l’importanza della loro co-presenza alla manifestazione: «I colori della nostra bandiera nazionale ufficiale simboleggiano il blu del cielo e il giallo dei campi di grano – spiega Lioscia – ma per molti la bandiera è quella rossa e nera che rimanda a Stepan Bandera, eroe nazionale che combatté nazisti e sovietici durante la seconda guerra mondiale: che vengano sventolate insieme mi sembra segno che, almeno qui, la volontà di pace prevale sulle fazioni».

Natalia, laureanda alla Lumsa, e Viktoriya, alla Sapienza, ci raccontano invece di qualcos’altro, di un desiderio che entrambe condividono che è insieme una speranza: quello di poter tornare presto al proprio Paese, per contribuire in qualche modo a ricostruirne il futuro. «Abito in Italia con i miei genitori da quando avevo quindici anni – dice Viktoriya – e prima d’ora non avevo mai sentito il desiderio di tornare, ma gli ultimi avvenimenti mi hanno fatto capire che l’Ucraìna ha bisogno di tutti i suoi giovani, soprattutto di quelli che, come me, hanno avuto la fortuna di studiare all’estero». «Non avevo mai pianto per qualcuno che non conoscevo – aggiunge Natalia – ma per i ragazzi che sono morti in questi giorni a Kiev l’ho fatto, e credo che ciascuno di noi, che oggi siamo qui, debba chiedersi cosa può fare per l’Ucraìna, tornando o restando».

24 febbraio 2014

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