Guarneri: nuovo rapporto insegnanti-genitori

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole, parla il presidente dell’Age. «Puntare sulla partecipazione» e sulla «responsabilità» di Graziella Melina

L’Ocse boccia la scuola italiana. «Ma lo fa dal punto di vista dell’investimento», precisa subito Davide Guarneri, presidente dell’Age, Associazione italiana genitori. Certo è però che «per avere la qualità – ammette poi – qualche investimento va fatto». Insomma, l’eccellenza c’è «laddove sulla scuola si investe, sia in termini economici che in termini culturali complessivi». Ma allora proviamo a capire quanto funziona invece il nostro sistema educativo. E che cosa ne pensano i genitori.

Dottor Guarneri, partiamo dal disagio giovanile, che poi si esprime anche nel cosiddetto bullismo. È di pochi giorni fa la notizia di uno studente che è scappato di casa, vicino Torino: aveva paura di andare a scuola, i compagni lo prendevano in giro per i suoi bei voti…
Il disagio corrisponde alla cultura del nostro Paese. Se i modelli culturali vincenti che andiamo a proporre ai ragazzi sono il successo ad ogni costo, la carriera, che è indipendente dall’impegno, le conseguenze le vediamo poi concretamente nei comportamenti dei ragazzi. Altro elemento da sottolineare è che è caduto fortemente il rispetto dell’autorità, delle istituzioni. Per molti anni si è smontata pezzo a pezzo la famiglia, la figura del padre, l’idea di regole condivise. E si è smontata la figura dell’insegnante.

A questo proposito, non si può negare che a volte sia “colpa” proprio dei genitori, pronti a protestare se i figli ricevono un brutto voto o vengono rimproverati per “cattiva condotta”.
Come sempre non dobbiamo generalizzare. Io presiedo un’associazione di 200 associazioni di genitori e i percorsi formativi che noi proponiamo ai genitori puntano invece sulla responsabilità.

A lei quindi non risulta che nel rapporto genitori-insegnanti spesso qualcosa non funziona?
Esistono dei luoghi comuni: gli insegnanti non sanno insegnare e i genitori sono i sindacalisti dei figli. In realtà, c’è un problema di adulti che oggi non condividono una cittadinanza, un patto di generazioni che hanno la responsabilità della cura verso le generazioni più giovani. Abbiamo esempi in più ambiti. Pensiamo alla rottura dei rapporti sindacali. Alla frantumazione dei rapporti politici. Questo è il contesto nel quale anche il rapporto genitori-insegnanti va collocato. Quanto poi alla partecipazione agli organi collegiali nella scuola italiana: passata l’enfasi iniziale in cui tutti partecipavano, il genitore progressivamente è stato visto un po’ come un’invasione di campo. Nessuno nel contempo ha “insegnato” al genitore a “fare il genitore” nella scuola.

Quindi, secondo lei, è un problema di ruoli?
Sì, forse oggi vanno un po’ ridefiniti. Quale scuola può pensare oggi di trasmettere ai ragazzi tutto il sapere? Un insegnante non può educare senza il genitore e un genitore non può fare altrettanto senza l’insegnante. Nell’educazione nessuno è più autosufficiente. Anche un genitore può essere apportatore di istruzione dentro una scuola.

Lei invoca quindi più partecipazione da parte dei genitori?
Certo, ma servono degli strumenti che facciano sì che i genitori diventino maggiormente una comunità fra di loro. Se non ci sono associazioni che fanno lavorare i genitori fra loro, la democrazia rischia di essere solo rappresentativa, formale, ma non sostanziale.

Gli insegnanti, nel frattempo, cercano di dare il meglio…
La categoria docenti è molto complessa. Un vizio italiano è quello di considerare l’insegnamento come un ripiego. E invece quando prendo per le mani un bambino sto generando il futuro di una società. È una responsabilità altissima. Peraltro l’insegnamento è un lavoro usurante: mentre l’età dell’insegnante progredisce, l’alunno si trova sempre giovane. Altro dato negativo è la progressione della carriera per anzianità. Non c’è alcuna possibilità di valorizzazione del merito dell’insegnante. Bisogna prevedere dei meccanismi di valutazione.

Crede che richiedere il sistema di valutazione degli insegnanti oggi sia una priorità per la scuola?
Chi compie pienamente il suo dovere ringrazia di essere valutato. Non è una valutazione punitiva. È di tipo formativo. Se entrasse una vera valutazione, la scuola verrebbe rivalorizzata perché emergerebbero le buone esperienze che ci sono.

Cos’altro auspicate come associazione di genitori?
Un riordino del sistema della partecipazione, introducendo un ruolo nella scuola delle associazioni, e poi che, come sistema Paese, riprendiamo a investire nell’educazione, come ha già detto il presidente Napolitano. Molto importante è inoltre uno strumento introdotto nel 2008 nella scuola italiana: si chiama “patto di corresponsabilità” tra scuola e genitori e consiste, per ora, nella sottoscrizione di un vero e proprio patto con delle regole. E poi, ribadisco, bisogna restituire consenso diffuso al sistema educativo. Deve essere una linea da perseguire ulteriormente anche come genitori.

21 settembre 2010

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