I clown-dottori nel campo di Coppito

L’iniziativa delle associazioni “Ridere per Vivere” e “Alice nel mondo”: in partenza per l’Abruzzo gli allievi infermieri del San Camillo-Forlanini di Massimo Camussi

Dopo i grandi del pianeta arrivano i clow-dottori. Proprio nel campo Murata Gigotti di Coppito, a circa tre chilometri da L’Aquila, una piccola città che cambia ogni giorno. È nato dal nulla, poche ore dopo il sisma che lo scorso 6 aprile ha colpito l’Abruzzo, grazie al lavoro della Protezione civile e di tanti giovani volontari. È stato il primo a garantire sul territorio servizi essenziali, come le docce dotate di acqua calda e una mensa capace di mille pasti caldi al giorno. Oggi i suoi 240 abitanti hanno a disposizione, fra l’altro, due magazzini per il cibo e l’abbigliamento, uno spazio per le attività ludiche e teatrali, una biblioteca con libri, cd e dvd, e un internet point dove i ragazzi aggiornano periodicamente il sito web del campo. Fino a qualche settimana fa gli organi d’informazione si interessavano poco di questi 17 ettari circondati da splendidi boschi di pino. La svolta è arrivata con la decisione del governo di ospitare nella locale caserma della Guardia di Finanza l’annuale forum del G8, in programma proprio in questi giorni: sotto l’occhio vigile delle telecamere, capi di stato e di governo vengono accompagnati fra le macerie del terremoto e i cantieri della ricostruzione.

Quando, fra qualche giorno, i riflettori dei media torneranno spenti e le delegazioni internazionali lasceranno Coppito, arriverà da Roma una nuova carovana di allegria e solidarietà. Questa volta si tratta di una interessante iniziativa promossa dai clown-dottori delle associazioni “Ridere per Vivere” e “Alice nel mondo”, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini. Cinquanta fra allieve e allievi del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche metteranno a disposizione il loro tempo, e loro energie e le loro competenze, ed entreranno nel “Campo di Giocomoto”, il progetto nato per donare ai bambini, dopo la chiusura delle scuole, una estate ricca e gioiosa, nonostante la precaria condizione di piccoli sfollati. Fino al 9 settembre saranno garantite 8-10 ore ogni giorno di gioco, laboratori formativi e sport. I primi infermieri arriveranno il 13 luglio, mentre i volontari col naso rosso conoscono già bene le persone e le strutture, essendo presenti nell’insediamento già nei giorni immediatamente successivi al terremoto.

«Abbiamo cominciato a lavorare – racconta Leonardo Spina, presidente dell’associazione – subito dopo i funerali di Stato. Ci organizzammo pensando ai bambini, ma all’inizio erano pochi: molti genitori e parenti li avevano portati sulla costa adriatica o altrove, lontano dal dramma. Ad avere più bisogno di noi erano gli adulti: gli anziani, le persone sole. Più che fare qualcosa di pratico, ci siamo messi ad ascoltare le loro paure, il terrore della terra che non ti regala più la scontata stabilità. Solo dopo abbiamo allestito le ludoteche, per dare una mano anche ai genitori impegnati nella ricostruzione». Visto il progressivo aumentare del numero di minori, gli esperti della “comico terapia” hanno chiesto una mano agli allievi infermieri che svolgono il tirocinio al San Camillo, per assistere al meglio soprattutto i più piccoli del campo, quelli da 0 a 5 anni. Le due realtà del resto già si conoscono bene: lavorano fianco a fianco, da quasi dieci anni, nei reparti pediatrici dell’ospedale romano.

L’appello ha avuto subito uno straordinario successo, «tanto che, durante la fase preparatoria qui a Roma – racconta Lorenzo Cordivani, abruzzese di Teramo, terzo anno di corso – abbiamo dovuto discutere a lungo per dividerci i turni di servizio, visto il numero di adesioni più alto del previsto. Ai bambini – aggiunge Lorenzo – vogliamo portare serenità e compagnia: i loro genitori sono spesso lontani dal campo per lavorare. Io sono stato già a L’Aquila come volontario, nei giorni successivi al terremoto. Vedere negli occhi questi ragazzi è molto diverso dal seguire, seduti in poltrona, la cronaca che ci propone la televisione». Viviana, secondo anno di corso, ha già esperienze di servizio con i minori, avendo lavorato come educatrice nei centri estivi della Capitale. «L’università ci sta fornendo qui a Roma i necessari mezzi tecnici e teorici per affrontare la professione. Ora è il momento giusto per allenare la “componente umana”: senza di essa, non si raggiungono gli obiettivi. Procedure e formule chimiche non bastano per formare un buon infermiere».

9 luglio 2009

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