I Negrita in concerto, il rock per raccontare la vita

La band aretina al Palalottomatica il 4 febbraio con i nuovi brani dall’album “Dannato vivere”, secondo nelle classifiche dei dischi più venduti. Le canzoni rispecchiano una rinnovata speranza di Concita De Simone

Pau, Cesare “Mac”, Drigo e Franky, sono rispettivamente voce, chitarre e basso dei Negrita, gruppo rock con vent’anni di carriera, cresciuto insieme al suo pubblico, che, pur avendo collezionato numerosi singoli di successo, come Mama Maè, Magnolia, Rotolando verso sud, Che rumore fa la felicità, Gioia infinita, resta ancora semi sconosciuto al grande pubblico.

Chi è già fan o volesse recuperare, può andare a goderseli in concerto sabato 4 febbraio al Palalottomatica, tappa romana del tour di sei date nei palasport, che sta registrando ovunque il tutto esaurito. Il tour si chiama “Dannato vivere”, come il loro ultimo album, uno tra i più venduti degli ultimi mesi, che, appena uscito lo scorso ottobre, è entrato al secondo posto della classifica Fimi/Gfk dei dischi più venduti, subito dopo i Coldplay. Un prodotto che era per loro letteralmente la “prova” del nove, trattandosi del nono album, superata con la potenza delle tradizionali note rock unite a venature più melodiche.

Negli ultimi dischi erano stati i luoghi ad influenzare il cammino dei Negrita: con L’uomo sogna di volare che accarezzava il Brasile Rotolando verso sud ed Helldorado fuggiva in Argentina per capire Che rumore fa la felicità quando sei sintonizzato su Radio Conga. Stavolta è stato diverso. Dopo un lungo viaggio negli Stati Uniti i Negrita hanno respirato di nuovo l’aria di casa: i suoni angloamericani, le figurine dei glory days del rock. Nasce così Dannato vivere, un ritorno alla musica che ha nutrito i sogni adolescenziali di quattro ragazzi che crescevano a pane e rock, reggae e punk, pop e rhythm and blues.

E nei testi, stavolta, una consapevole fiducia, perché «il vento sta cambiando e il sole splende», anche se a volte è difficile vederlo. Sono grida nel deserto quelle della band aretina, episodi isolati in un’epoca dove tutti cantano le nuvole e meriggi. Loro no, schiena e sogni dritti, senza per questo nascondere le difficoltà, perché la realtà è meravigliosa e terribile, ostica sia nei suoi risvolti sociali che nelle questioni private.

Nessuna pretesa di essere dei portavoce di un malessere generazionale, anzi, sono loro stessi ad ammonire: «Forse sono solo un satellite fuori controllo o una porta che sbatte, una distrazione, un’aberrazione, un giubbotto di pelle nera fuori stagione».

Eppure i testi nascondo anche le storie personali dei componenti del gruppo, che, inevitabilmente, finiscono per coinvolgere tutti. Brucierò per te, ad esempio, è dedicata alla moglie di Pau, ammalatasi di tumore durante la lavorazione dell’album. La vicenda famigliare diventa canzone senza autocommiserazione: “Davanti a te un plotone schierato/ esplode colpi e non prende fiato… mai!/ Sarò con te ovunque andrai/ ti prego dimmi che non t’abbandonerai…”. Che l’amore passa anche attraverso il rock».

27 gennaio 2012

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