I piccoli, protagonisti del disagio sociale

Presentato il terzo Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio: in tutta la regione, 37mila bambini in stato di indigenza alimentare. In crescita le famiglie alle mense solidali di M. Ro.

Sono 30 mila a Roma i bambini in povertà assoluta. A rivelarlo è il terzo “Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio” realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e presentato ieri, giovedì 13 febbraio, all’ospedale San Gallicano. Il Rapporto, ha spiegato il portavoce di Sant’Egidio Mario Marazziti, «è nato dall’immedesimazione con le condizioni di disagio della città» e «registra le tendenze, analizza i cambiamenti, ma vuole anche proporre soluzioni e trovare risorse alla crisi». I dati fotografano una realtà complessa che vede i piccoli sempre più protagonisti del disagio sociale, con 37mila bambini in stato di «indigenza alimentare» (l’8,69% del totale), e un numero crescente di romani che si rivolgono alle mense della solidarietà, che in alcuni giorni toccano le presenze record di 20mila ospiti a tavola. Tra le persone in fila, sempre più italiani: uomini e donne del ceto medio schiacciati dalla crisi, anziani o semplicemente persone che non sono riuscite a superare un evento avverso.

Un ruolo centrale, secondo la Comunità di Sant’Egidio, potrebbero svolgerlo le famiglie, che vanno «aiutate e incoraggiate», anche promuovendo nei quartieri «la creazione di un tessuto sociale che possa creare un ambiente protettivo intorno ai bambini». Basta pensare a Roma, dove, si legge nel Rapporto, vivono 910 famiglie, ma mancano per loro adeguate reti di supporto: vengono meno le relazioni di vicinanza, amicali e parentali, e non c’è il sostegno alternativo dei servizi pubblici. E si cita il caso degli asili nido: secondo i dati dell’Agenzia per la qualità di Roma Capitale una famiglia su 3 che ne fa richiesta viene esclusa. Di fronte a famiglie che non reggono più, alla mancanza di fiducia nelle istituzioni e alla debolezza delle reti sociali di sostegno, secondo Linda Laura Sabbadini, presidente del Dipartimento di statistiche sociali e ambientali dell’Istat «occorre ripensare il Welfare, ripartendo dai soggetti sociali portatori di bisogni».

Dura l’analisi di Lorenzo Tagliavanti, vicepresidente della Camera di Commercio di Roma: «Il rapporto parla dell’impoverimento della città, di una povertà a cui non siamo abituati, e che ora non è più limitata a precise aree di disagio; l’impoverimento è ancora solo un tema sociale, sottovalutato dalle istituzioni politiche ed economiche». Nonostante sia una povertà che morde sempre più, fino al punto di risparmiare sul necessario: cibo e cure mediche. Lo dimostra l’aumento della distribuzione di generi alimentari nelle strutture caritative, ma anche quello di farmaci: «Il Banco Farmaceutico ha distribuito agli enti di volontariato, 8 milioni di farmaci in Italia nel 2013, mentre erano 2 milioni nel 2007». Le famiglie non riescono a contrarre mutui e ad avere prestiti, hanno più debiti (+48% dal 2010) e hanno riscoperto l’uso della cambiale per posticipare i pagamenti (+44% rispetto al 2009). Proprio la Capitale poi si conferma città da record per la disoccupazione giovanile, mentre la regione Lazio è al primo posto per il prezzo degli affitti e il numero di imprese fallite: circa 21mila dall’inizio del 2013.

Tra i dati positivi, la tenuta del turismo (+13,7%) e l’aumento del tasso di crescita della Capitale (2,3% a fronte di uno 0,8% nazionale), che però appare legato alla realtà delle imprese gestite da stranieri, che si sviluppano a un ritmo del +10,6 % annuo. La presenza degli immigrati rivitalizza zone meno popolate della città, e diventa così una risorsa per lo sviluppo economico e demografico della Capitale. Come risorsa diventa la popolazione anziana, in aumento in tutto il Lazio, spesso costretta a fare da ammortizzatore sociale rispetto a realtà più “deboli”, come quella delle famiglie giovani o numerose. Nel Lazio, si legge ancora nel Rapporto, il 6.3% dei nuclei numerosi è a rischio povertà (a fronte del 12,7% nazionale) e la situazione è aggravata proprio dalla mancanza di reti sociali e parentali, di servizi di sostegno per chi ha a carico minori e disabili. A fronte di un calo dei matrimoni, poi, a livello regionale sono in netto aumento i nuclei monogenitoriali (+84%).

Secondo Sabbadini, sono effetti devastanti di una lunga «crisi sociale, più difficile da riassorbire rispetto alla crisi economica». In questo quadro, per il sociologo Giuseppe De Rita, anche i poveri diventano «casi singoli, non più legati a comunità sul territorio». Gli strumenti per uscirne, secondo Marazziti, sono anzitutto sussidiarietà per combattere la solitudine, sostegno e recupero per le famiglie in difficoltà, attenzione alle fasce marginali della società, da intendere come risorse. «In Italia – ha osservato Marazziti – si pensa al futuro con paura: il rapporto però dimostra che, unendo le forze, possiamo trovare le risorse. Per creare un nuovo welfare dobbiamo partire da un cambiamento di mentalità».

14 febbraio 2014

Potrebbe piacerti anche