I politici italiani “rispondono” a Papa Francesco

Presentato il libro del vescovo Leuzzi che raccoglie l’omelia del pontefice del marzo scorso e le reazioni di 41 esponenti della politica. Padre Occhetta: contro la corruzione, antidoti «semplici e antichi» di Daniele Piccini

I parlamentari italiani rispondono per iscritto alla “strigliata” ricevuta tre mesi fa da Papa Francesco. Il Santo Padre, nell’omelia del 27 marzo 2014, durante una Messa nella basilica di San Pietro cui parteciparono oltre 500 politici, aveva commentato le letture del giorno (Luca 11, 14 e Geremia 7, 23) e aveva definito i politici corrotti «sepolcri imbiancati», «ipocriti», persone che «hanno rifiutato l’amore del Signore» e «abbandonato il gregge». Il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Lorenzo Leuzzi, rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzeno alla Camera dei Deputati, ha raccolto ora in un libro – “Eletti per servire. Papa Francesco e i parlamentari italiani”, edito da Cantagalli – sia l’omelia di Papa Francesco, preceduta da una sua “Presentazione”, che le 41 reazioni di altrettanti politici italiani: da Rocco Buttiglione a Maurizio Gasparri, da Vannino Chiti, Ernesto Preziosi e Francesca Puglisi a Ivan Catalano, da Maurizio Lupi a Mario Marazziti, da Gaetano Quagilarello a Maurizio Sacconi.

Qualcuno come Paola Binetti, deputata di Popolari per l’Italia, non nasconde la sorpresa di un’accoglienza diversa da quelle riservate da Papa Francesco ai suoi ospiti : «Volevamo incontrare un Padre misericordioso che ci trattasse da figli bisognosi di essere consolati e abbiamo incontrato un padre esigente che ci ha trattato da figli grandi, per metterci davanti alle nostre responsabilità». Renato Balduzzi, deputato di Scelta civica, ex ministro della Salute nel governo Monti, elabora l’omelia come un punto di ripartenza: «Quel mattino di marzo a San Pietro possiamo vederlo come un esempio, un regalo del quale essere grati». Altri, come Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, vanno oltre, proponendo soluzioni: «Il mondo della scuola e dell’istruzione superiore deve tornare a essere principale protagonista della costruzione etica e culturale del Paese: il luogo in cui l’educazione civica possa contribuire alla formazione di coscienze consapevoli».

«Se l’omelia di Papa Francesco ha prodotto 41 riflessioni di parlamentari – commenta Antonio Polito, direttore de “Il Corriere del Mezzogiorno”, intervenendo ieri pomeriggio, mercoledì 25 giugno, alla presentazione del volume, nella Sala della regina di Montecitorio – vuol dire che qualcosa ha lasciato dei semi. Nell’omelia del Pontefice c’era l’invito ai parlamentari a smettere di essere elite, di occuparsi dei poveri, del popolo, delle periferie». Molto più incerti, secondo Polito, saranno i frutti concreti del monito del Papa. «Da un lato c’è in corso una riflessione autocritica genuina della politica italiana. Dall’altro però questa riflessione non sta andando verso le strade giuste. Stiamo andando verso riforme del sistema politico che allontaneranno ulteriormente l’elite dal popolo: come la mancata elezione diretta dei parlamentari al Senato, l’elezione senza preferenze o collegi alla Camera». Secondo la Bibbia e secondo il Papa c’è speranza per il corrotto, sottolinea il gesuita Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”: «Il corrotto può tornare a essere un uomo felice, ma deve tagliare con i patti scellerati, con tutto ciò che lo rende ricattabile. Ci sono degli antidoti alla corruzione, semplici e antichi. Intanto la capacità di essere responsabili, saper calcolare le scelte e i loro sviluppi; non essere falsificati; la trasparenza; la competenza e l’obiezione di coscienza. Il coinvolgimento, la complicità, la corresponsabilità, la fuga nel privato e nelle strategie sono l’anticamera alle strutture di corruzione. Si deve ripartire dal discernimento morale: capire cosa è bene e cosa è male a livello di coscienza e di compiti».

Vania De Luca, vaticanista di Rai News24, ha spiegato la durezza delle parole di Papa Francesco riportandola al contesto omiletico: «In altri contesti pubblici non avrebbe mai pronunciato quelle parole. Ma nelle omelie, di solito, Papa Francesco si sente un mediatore che non conosce mediazioni, in lotta con Dio e con il popolo. Raramente i toni sono concilianti. Con i credenti, non fa sconti. Mentre, in contesti pubblici, dove è ammessa un’opinione diversa, il Papa inizia sempre un discorso con “scusate”. “Ma se sei a Messa, così pensa Papa Francesco, sei un credente, quindi si possono usare parole dure, non ci sono sconti”». «Siamo in una fase delicata – ha concluso monsignor Leuzzi – non solo nel nostro Paese, e spero che questo libro possa aprire un varco, dando due suggerimenti molto concreti. Dobbiamo tornare alla concezione del politico “amico della città”, del politico che ha il desiderio di farsi amare, di mettersi al servizio della comunità. In secondo luogo, il Papa propone che il politico incontri Cristo nella propria vita: non si può amare se non c’è un rapporto personale con Cristo. Insomma, i politici devono riscoprire il cristianesimo».

26 giugno 2014

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