Il “burbero” di Goldoni al Parioli

Il teatro riprende la stagione sotto la direzione artistica di Luigi De Filippo. In scena dal 27 dicembre l’opera del commediografo veneziano con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini di Toni Colotta

L’arrivo nella «piazza» romana dell’ennesimo graditissimo Goldoni questa volta si inserisce in un altro evento che, diciamo così, lo contiene: l’avvio a nuova vita del Teatro Parioli dopo il lungo periodo di eclisse come studio televisivo del Costanzo Show e una ripresa come palcoscenico tradizionale ma in una stentata programmazione. La svolta del Parioli è nella sua stessa ragione sociale che ora issa in aggiunta un nome glorioso, Peppino De Filippo. Ne è guida il figlio Luigi che sulla scena teatrale, si può dire, è nato e cresciuto fino a raggiungere e portare ora magnificamente gli 81 anni d’età.

Vista la difficoltà di dedicare all’augusto genitore e maestro, come sarebbe stato giusto, un teatro nella loro Napoli, ha eletto il Parioli a sede della sua nuova avventura di direttore artistico varando la prima stagione all’insegna non solo dell’arte napoletana ma della drammaturgia italiana di ieri e di oggi, del varietà con incursioni nell’operetta, nel balletto, nei concerti. E veniamo a Carlo Goldoni, a «Il burbero benefico», che sarà al Parioli-Peppino De Filippo dal 30 dicembre prossimo. Nella permanente vitalità umana dei «caratteri» nati dal genio del grande veneziano, questo assume un profilo scenico di assoluta potenza espressiva. La commedia nacque nel 1771 come «Le bourru bienfaisant», in francese, nell’esilio volontario di Goldoni a Parigi dopo lo strappo dall’ambiente di Venezia per le incomprensioni con cui si era scontrato nei suoi sforzi di riforma della creazione teatrale. Chi è Geronte il «bourru»? È un borghese che incarna il senso dell’autorità conferita al più anziano nella famiglia: uno zio che tiranneggia i nipoti Leandro e Angelica, ed è da questi, per soggezione, tenuto all’oscuro delle loro angustie, l’uno per il dissesto economico in cui si è cacciato, e la sorella per l’amore segreto e ricambiato che la lega a Valerio. È esponente di una borghesia rampante, prerivoluzionaria ma ha orrore della perversione che alligna nella società circostante. Uno scorbutico, sì, come tanti nel teatro goldoniano ma cuor d’oro, come avverte il titolo dell’opera, «benefico». In un intreccio ricco di equivoci che suggella un autentico capolavoro.

Lo spettacolo giunge al Parioli e poggia principalmente su due attori di alto livello espressivo, Mariano Rigillo come Geronte, e Anna Teresa Rossini, la domestica Mariuccia, un altro gustoso «carattere» decisivo negli sviluppi dell’azione. La firma registica è di Matteo Tarasco, autore anche dell’adattamento del testo in cui reinterpreta l’ambientazione originaria settecentesca con l’inserimento di canzoni e altra musica e nell’aspetto esteriore dei personaggi.

19 dicembre 2011

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