Il cardinale Vallini: rilanciare lo spirito della Missione cittadina

L’appello all’incontro del clero nella basilica lateranense. «La bufera della pedofilia» e lo «scandalo estivo dell’omosessualità ci hanno pesato personalmente e come presbiterio» di Angelo Zema

La relazione del cardinale vicario

Dare una «nuova e decisiva centralità» alla prospettiva missionaria della pastorale, di fronte ad un tessuto popolare «sempre più minacciato dal processo di secolarizzazione della società». È l’appello rivolto dal cardinale vicario Agostino Vallini al clero della diocesi, lunedì scorso (20 settembre 2010), nella basilica di San Giovanni in Laterano, nel tradizionale incontro di inizio d’anno pastorale. Un appello accompagnato dall’invito a «non accontentarsi più dell’esistente» perché «la situazione della fede a Roma è molto cambiata».

Nella lunga relazione dedicata in gran parte alla vita e alla fraternità sacerdotale, il cardinale è tornato sulla «bufera della pedofilia» e sullo «scandalo estivo dell’omosessualità», vicende che, ha detto, «ci hanno pesato personalmente e come presbiterio, soprattutto per la ricaduta sulla credibilità e la fiducia nella Chiesa da parte di tante persone». «È bene sapere – ha puntualizzato il cardinale Vallini – che non c’è posto nel nostro presbiterio per chi si fosse macchiato o si macchiasse di così orribile peccato e delitto o di comportamenti morali altrettanto gravemente peccaminosi, come l’esercizio dell’omosessualità incompatibile con il sacerdozio».

Ai sacerdoti è arrivato l’invito a scendere ancora più in profondità per «prendere in coscienza che avendo ricevuto tanto, dobbiamo corrispondere con altrettanta magnanimità di cuore», nella consapevolezza che il disagio esistenziale, la stanchezza, la sfiducia sono sempre in agguato. In un contesto culturale dove «la fede non è più l’humus sociale in cui si viene al mondo>, dove «i mezzi di comunicazione si impegnano a martellare le debolezze vere o presunte della Chiesa e di alcuni sacerdoti, amplificandole», è indispensabile, ha sottolineato il cardinale vicario, una forte testimonianza personale.

È necessaria, ha aggiunto il cardinale, una «robusta vita spirituale», insieme al sostegno e all’incoraggiamento degli altri confratelli, perché «la gente oggi si attende di incontrare sacerdoti dalla chiara e forte identità evangelica, uomini di Dio, e, per questo, ricchi di umanità, che ispirano fiducia e accoglienza». A confortare è la certezza che «il presbiterio diocesano è ricco di tanti uomini di fede profonda, di comunione, di passione per il Vangelo, di amore alla gente».

Presupposto imprescindibile affinché l’annunciatore «sia un vero testimone, portatore di un’esperienza umana da cui traspaiano luce e significato trascendenti intorno alle grandi questioni della vita e della morte, dell’amore e degli affetti, del bene e del male, della giustizia e della pace. Oggi è tempo di umile e coraggiosa testimonianza della luce e della gioia della fede». Da qui l’invito a una rinnovata tensione missionaria nello spirito di quella Missione cittadina che coinvolse migliaia di laici alla vigilia del Giubileo per la rievangelizzazione di Roma.

«A ben vedere, lo scopo ultimo della verifica pastorale – ha chiarito il cardinale vicario – è proprio questo: dare un nuovo slancio e un soffio vitale al nostro ministero». In merito alla verifica, il cardinale ha annunciato tre iniziative diocesane in preparazione: un piccolo “catechismo eucaristico”; un corso per la formazione dei gruppi liturgici e un altro corso per gli operatori della Caritas parrocchiale.

L’appello finale riguarda la preghiera per le vocazioni, in una fase non facile per questo ambito. La proposta è di un’adorazione eucaristica settimanale con questo scopo specifico, affiancata da un maggiore impegno accanto ai giovani. «Non abbiamo paura di proporre ai giovani e agli adolescenti di seguire Cristo nella via del sacerdozio».

21 settembre 2010

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