Il cardinale Vallini: «Roma ha bisogno di preti santi»

In occasione della Messa nella solennità della nascita di San Giovanni Battista hanno concelebrato i presbiteri con venticinque, cinquanta e sessanta anni di sacerdozio. Il cardinale vicario: «siamo scelti per essere luce» di Antonella Pilia

Le note del canto «Voce di uno che grida nel deserto», intonato dal Coro diocesano, introducono la celebrazione nella solennità della nascita di San Giovanni Battista presieduta, il 24 giugno nella basilica lateranense, dal cardinale vicario Agostino Vallini. A concelebrare, il Capitolo lateranense e i presbiteri che festeggiano i venticinque, i cinquanta e i sessanta anni di sacerdozio, i quali rinnovano le promesse pronunciate il giorno dell’ordinazione.

Giovanni Battista è stato «mandato dal Signore a preparare un popolo ben disposto – sottolinea il cardinale Vallini -: non era lui il Signore, non era lui la luce, ma era colui che preparava e disponeva la luce». Questa missione di «disporre ad accogliere il Signore che viene nella vita» deve essere condivisa da tutti i credenti, esorta il porporato: «Ogni cristiano ricco dell’esperienza di Dio dovrebbe essere in grado nella sua vita di disporre, interessare, incuriosire e attrarre a Cristo». Poi, il cardinale si rivolge ai sacerdoti presenti, ringraziandoli per la fedeltà assunta nei confronti della loro vocazione ed esortandoli alla perfezione cristiana, perché «Roma ha bisogno di preti santi». E ancora: «Chi più di noi è chiamato ad attrarre a Cristo? Il Signore ci ha pensati preti per essere anche noi mandati a preparare al Signore un popolo ben disposto con la nostra vita, con la nostra testimonianza».

Ecco perché «dobbiamo rinnovare ogni giorno con gratitudine il dono di essere stati scelti per essere luce», prosegue il cardinale, indicando l’importanza della virtù dell’umiltà, che «ci aiuta a riconoscere le nostre debolezze e i nostri limiti ma, insieme, anche il dono grande che ci ha fatto il Signore» con la sua chiamata. Seguendo in questo l’esempio di Giovanni Battista, la cui grandezza consiste proprio «nel sentirsi servo di Cristo nella semplicità, umiltà e verità della vita» e svolgendo la sua missione «senza atteggiarsi a chissà chi». Una figura «molto ricca», quella del «precursore di Dio»: un uomo che viveva nel deserto in modo «umile e nascosto e si definisce una voce che grida nel deserto, eco della grazia di Dio», dice ancora il cardinale Vallini. Le letture, del Battista, dicono che «è stato scelto per essere luce delle nazioni fin dal seno materno» e questo indica che «la nostra vita può essere qualcosa di bello che suscita il bene», rileva il porporato.

«Dobbiamo domandarci dove sono i cristiani, cosa vuol dire per noi essere luce in questa città?», chiede, dopo aver osservato che a Roma «i media ci dicono che è diventato quasi quotidiano l’omicidio e le donne sono sottoposte troppo spesso ad atti di iniqua violenza». Il cardinale si rivolge a tutti i cristiani, affinché portino la luce del Signore alle persone che incontrano e nelle realtà in cui operano. Ma per incidere veramente è necessario essere «capaci di trasmettere qualcosa di cui siamo beneficiari ma anche responsabili: la nostra forza viene dalla grazia di Dio accolta da una fede nuova e sincera», spiega rifacendosi all’esempio di Giovanni Battista. A proposito della sua nascita «il Vangelo ci dice che “la mano del Signore era sopra di lui” e, se la mano del Signore è sopra di noi – conclude -, non c’è angoscia né disperazione perché tutto concorre al bene per coloro che amano Dio».

25 giugno 2013

Potrebbe piacerti anche