Il carisma di don Bosco per raggiungere i giovani al tempo della crisi

Presentate le iniziative per il bicentenario della nascita del fondatore della famiglia salesiana. In programma due congressi nelle sedi romane e, in primavera, l’ostensione straordinaria della Sindone di Elisa Storace

«Quello che era un piccolo seme sparso a Valdocco, grazie alla capacità di san Giovanni Bosco di leggere la realtà sociale del suo tempo, oggi è diventato un grande albero, anzi, proprio un “bosco” cresciuto con i giovani in 132 Paesi del mondo». Scherza restando serio don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, introducendo, giovedì 6 febbraio, presso l’Associazione della Stampa Estera, la conferenza stampa internazionale per l’anno bicentenario della nascita di don Bosco. «Il bicentenario – ha sottolineato – non vuole essere una celebrazione nostalgica, ma uno spunto per rinnovare il nostro carisma, con un obiettivo molto preciso: trovare modalità nuove per raggiungere i giovani, in un momento di crisi antropologica, sociale ed economica senza paragoni con il passato».

Un momento di crisi che rende urgente saper leggere la realtà giovanile come fece don Bosco. Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, nel suo intervento ha rimarcato con forza proprio quest’aspetto: «Don Bosco – ha spiegato – diceva che “non si può parlare di Dio a un ragazzo che ha lo stomaco vuoto”, e questo concetto, sempre ben chiaro nella sua mente, lo portò a occuparsi dei ragazzi preparandoli non solo religiosamente ma anche professionalmente, per farne “buoni cristiani e onesti cittadini” e metterli così in grado di realizzarsi in modo completo: un esempio che oggi deve assolutamente illuminare la nostra azione educativa, perché amare i giovani vuol dire soprattutto offrire loro delle prospettive per il futuro».

Anche suor Yvonne Reungoat, superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, presente alla conferenza stampa, ha concordemente parlato della necessità di accompagnare i giovani nel proprio cammino di promozione umana inteso in senso globale: «Noi dobbiamo irradiare in mezzo a loro la speranza e far nascere la gioia – ha detto -, perciò quello che auspichiamo è che le celebrazioni del bicentenario possano essere come una nuova chiamata, un invito a cercare le vie migliori per rispondere alle difficili sfide che la società di oggi pone ai ragazzi, un tempo di rinnovamento e grazia per mettere in campo iniziative nuove con fantasia e coraggio, perché l’amore è sempre creativo».

Ma il bicentenario della nascita di don Giovanni Bosco coinvolgerà, oltre ai 15.500 salesiani di San Francesco di Sales, anche milioni di giovani in tutto il mondo: «Il 16 agosto 2015 (200esimo della nascita del santo e data di chiusura del bicentenario) vogliamo essere almeno 10mila a Colle Don Bosco – ha detto Renato, giovane salesiano cooperatore -, per testimoniare con la nostra presenza il senso del Movimento Giovanile Salesiano». «Se non avessi incontrato don Bosco – ha quindi spiegato Giorgia, anche lei giovane ex allieva – la mia vita sarebbe stata completamente diversa, e perciò, spinta dal desiderio di portare ad altri il Vangelo della gioia, sono diventata animatrice missionaria partendo per un periodo di servizio in Venezuela, esperienza che mi ha portato a diventare coordinatrice dell’animazione missionaria per il Lazio e l’Umbria».

Ed è proprio nell’Ispettoria del Lazio che, ricorda il Rettor Maggiore, si terranno due degli avvenimenti più importanti dell’anno bicentenario: il Congresso storico internazionale, che si svolgerà al Salesianum di via della Pisana dal 19 al 23 novembre 2014, e il Congresso Pedagogico Internazionale, che si terrà all’Università Pontificia Salesiana dal 19 al 21 marzo 2015. Fra le altre iniziative che contrassegneranno l’anno, l’Ostensione straordinaria della Sindone nella primavera del 2015 – con il probabile arrivo a Torino di Papa Francesco – e la partecipazione della Famiglia Salesiana, con ben 30 eventi, all’EXPO 2015 di Milano.

7 febbraio 2014

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