Il Censis fotografa Roma al tempo della crisi

La realtà sociale della città al centro dell’ultima ricerca. Vivere da soli «il format familiare più diffuso». Al secondo posto le famiglie con figli: 543mila. Il vescovo Zuppi: «Occorre maggiore consapevolezza» di Antonella Pilia

Boom di single e famiglie, con figli, in difficoltà, nella Roma al tempo della crisi. Ma l’istituzione familiare ha ancora una forte capacità di attrazione: un terzo dei genitori vorrebbe mettere al mondo un altro bambino nei prossimi tre anni. Questi i principali esiti della ricerca “Modi di vivere a Roma, tra centro e periferia”, curata dal Censis con il patrocinio di Roma Capitale e presentata ieri, 26 marzo, alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, del presidente del Censis Giuseppe De Rita e del vescovo ausiliare per il settore Centro, monsignor Matteo Zuppi. Presenti anche gli assessori capitolini Gianluigi De Palo (Famiglia, educazione e giovani) e Dino Gasperini (centro storico).

A illustrare il rapporto è stato il responsabile del settore Politiche sociali del Censis, Francesco Maietta. All’inizio, una premessa: «Roma è una città che ancora attira persone e dove la dinamica demografica positiva è da ascrivere proprio a chi l’ha eletta a luogo in cui costruire la propria vita». Detto ciò, «le persone che vivono da sole sono ben 596mila – ha proseguito -, più che raddoppiate rispetto al 2001: sono soprattutto donne e attraversano trasversalmente il territorio della città, le classi di età e i ceti sociali». Vivere da soli, afferma il Censis, «è il format familiare più diffuso a Roma». Al secondo posto, le famiglie con figli – 543mila – con una decrescita di quelle bigenitoriali e un vero e proprio decollo dei nuclei monogenitoriali.

Tematiche, queste, poste poi al centro di un dialogo sulla città tra il presidente De Rita e il vescovo ausiliare Zuppi. «Questi risultati devono spingerci a una maggiore consapevolezza e quindi a delle scelte concrete», ha osservato il presule, sottolineando la maggiore concentrazione delle persone sole nel centro storico. Un appello rilanciato anche dall’assessore De Palo, che ha invitato a «invertire i dati negativi e tradurli in politiche dal profumo di futuro». Vivere da soli non vuol dire essere soli, secondo la ricerca, che ha evidenziato la creazione di reti di rapporti molto articolate da parte dei single per superare i disagi della “singletudine”. Però «non c’è dubbio – ha scandito monsignor Zuppi – che la solitudine infragilisce tutti: per chi è anziano è un’angoscia e spesso è proprio quella la vera malattia».

Altro aspetto approfondito nello studio è il rapporto tra il centro e la periferia, da cui è emerso che Roma è una città molto più coesa rispetto a Capitali europee come Londra e Parigi. «Non ci sono specifici territori con marginalità conclamate e si riscontra una certa eterogeneità sociale al centro come in periferia», ha spiegato Maietta. Sull’argomento si è soffermato Giuseppe De Rita, presidente del Censis, spiegando che, a differenza degli anni ‘70, «a Roma non c’è più il rancore, inteso come il lutto di ciò non è stato». Questo significa che «in fondo – ha proseguito – questa città ha soddisfatto le attese, se è vero che l’84% delle persone hanno case di proprietà e il 95% ha almeno un’auto».

De Rita ha anche denunciato una chiara perdita di identità del centro della Capitale. «Fino a dieci anni fa, quando c’erano le botteghe, il centro storico era il fulcro dell’identità romana. Oggi i luoghi sono diversi», le persone scelgono di vivere vicino a genitori, amici o reti di aiuti e dunque, ha spiegato, «la nuova identità va ricercata nello sforzo fatto dalle diverse periferie attraverso la prossimità». Mentre per preservare e conservare l’identità del centro storico, ha concluso il sindaco Alemanno, «è molto importante che la pluralità di identità esistenti vegano fatte interagire perché possono far crescere Roma».

27 marzo 2013

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