“Il coraggio impossibile”, sfida per i giovani e non solo

A San Marco Evangelista il dibattito organizzato dal mensile “Jesus” sul tema della Route nazionale Agesci in programma ad agosto. Obiettivo puntato sulle scelte personali, di vita e di fede di Laura Badaracchi

«Un’occasione preziosa per approfondire la grazia di Papa Francesco, di quanto ci chiede, in una chiesa centrale, una parrocchia piccola della nostra diocesi». Così monsignor Matteo Zuppi, vescovo ausiliare per il settore Centro, ha aperto ieri sera, mercoledì 4 giugno, nella basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio il dibattito sul tema “Il coraggio impossibile. Sperare, essere cittadini, essere Chiesa”, organizzato dal mensile “Jesus” (Periodici San Paolo). «Riflettere sulle scelte e sugli orizzonti grandi dell’umanità fa bene a tutti», ha sottolineato ancora il presule.

«In questi mesi abbiamo lavorato per rinnovare la rivista, in particolare per mettere in luce la dimensione del dialogo: la nuova impostazione dà molto spazio al dibattito e stavolta abbiamo voluto organizzarlo nella bellissima sede di San Marco a Piazza Venezia», ha sottolineato don Antonio Rizzolo, direttore del mensile “Jesus” e del settimanale “Credere”. Il tema scelto? Quello della Route nazionale Agesci, in programma ad agosto a San Rossore, a cui parteciperanno circa 30mila giovani scout provenienti da tutta Italia. I relatori hanno fornito dunque spunti di confronto sul coraggio oggi: nelle scelte personali e nell’essere credenti, nella società civile come nella vita della Chiesa. «Il coraggio è la virtù e la caratteristica di chi non ha paura, ma potrebbe anche essere neutrale: ci vuole coraggio a fare del bene, ma con lo stesso coraggio si possono compiere azioni malvage. Servono quindi delle scelte che vanno sostenute», ha rilevato Laura Bellomi, redattrice di “Jesus” e “Credere”.

«Ritengo che una forma di coraggio sia quella di andare oltre il profitto economico e pensare che ci sia qualcosa di diverso oltre il prodotto interno lordo, che tenga conto di indicatori che possano andare oltre i parametri monetari, come la generosità e la solidarietà», ha rilevato Carmelina Chiara Canta, professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre, aggiungendo: «Ci vuole un autentico coraggio civile per cambiare davvero le cose, e questo lo dimostrerà chi ha deciso di coltivare in sé i valori della rettitudine e della semplicità». A queste sfide sono chiamati i giovani, ma non solo, ha fatto notare Elena Bonetti dell’Agesci: «Noi avevamo un mondo adulto davanti, mentre oggi i giovani non hanno un modello adulto a cui riferirsi». Ai ragazzi scout è stata lanciata «la sfida di abitare il territorio, di prendersi cura della piazza, della disabilità. E ci sembra una generazione matura, capace di prendere in mano questo tempo».

Suor Genevieve Jeanningros, delle Piccole sorelle di Charles De Foucauld, ha raccontato la storia di una sua zia suora desaparecida in Argentina nel 1977: a 61 anni fu gettata da un aereo nel mare, come tanti altri prigionieri durante il regime di Videla. «Dopo la prigionia e la tortura, buttata nel mare ancora viva, fu restituita dalle onde e sepolta in una fossa comune – ha riferito -. Hanno ritrovato le ossa di un gruppo, anche le sue, e sono stata al suo funerale. Rimanendo sconvolta, perché non avrei mai immaginato questo dramma vissuto da tante famiglie». Nel 2010 ha partecipato in terra argentina ad alcuni processi di militari: «Riconoscere le colpe può far andare avanti. Quando vedo Papa Francesco, è una luce: lui ha passato quel periodo e soffrendo; ha aiutato molti nel silenzio. L’ho incontrato una settimana fa all’udienza generale del mercoledì insieme ai familiari di altre vittime. Ognuno ha potuto dire la sua storia e il Papa ci ha dato molto coraggio. Quello che è fatto è fatto, ma bisogna sempre sperare che domani sia meglio del passato».

5 giugno 2014

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