Il “genere” e le relazioni come via d’uscita dalla crisi

A San roberto Bellarmino dibattito a più voci intorno al libro dei coniugi Gentili “L’eclissi della differenza”, sull’esperienza di pastorale familiare del Centro Betania. Scaraffia: «Il gender, utopia dell’800» di Michela Altoviti

Poche ore prima che ieri sera, lunedì 24 marzo, nella parrocchia di San Roberto Bellarmino venisse presentato “L’eclissi della differenza”, libro di Claudio e Laura Gentili sull’esperienza di pastorale familiare del Centro Betania, il cardinale Angelo Bagnasco aveva aperto i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale. Nella sua prolusione, il porporato lanciava un appello ai genitori affinché si oppongano alla diffusione, nella scuola, dei tre volumetti intitolati “Educare alla diversità” proposti dall’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.

Le parole allarmate e severe del presidente della Cei sulla lettura ideologica del genere, proposte come stimolo dal moderatore Gianfranco Marcelli, responsabile della redazione romana di Avvenire, sono state subito stemperate da Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, sicura, tra il serio e l’ironico, che «i libretti non verranno letti dai giovani, che non leggono affatto» e che si tratti, piuttosto, «di un’emanazione ideologica che colpisce principalmente gli adulti». Per Scaraffia la questione del gender è «un’utopia dell’800, utopia irta di contraddizioni – ha evidenziato – volta a realizzare l’uguaglianza degli esseri umani», dando voce a un concetto che la Chiesa ha da sempre sostenuto «in riferimento all’essere, tutti, figli di Dio» e che invece la società secolarizzata «ha bisogno di fondare su un principio metafisico». Se da un punto di vista medico-scientifico, ha detto ancora la storica, «la differenza è piena di conferme sul piano biologico, l’aspetto inquietante e preoccupante potrebbe derivare, invece, dall’evoluzione della scienza che pare intenzionata a creare la vita artificialmente potendo in tal modo superare la differenza tra uomo e donna».

Su questa strada, ha spiegato Chiara D’Urbano, psicologa e psicoterapeuta, si dovrebbe pervenire, allora, ad una condizione per cui tra sesso e identità «andrebbe garantito all’individuo uno spazio di neutralità per lasciarlo libero di determinarsi, senza influssi culturali», accusati di essere causa e origine degli stereotipi maschili e femminili. Ma oltre ad asserire che «il concetto di neutralità è ampiamente superato anche per la psicanalisi che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia», D’Urbano sottolinea come «il genere si sovrapponga al mero dato biologico passando inevitabilmente per l’aspetto emozionale e relazionale».

E di relazioni autentiche «come strumento imprescindibile per uscire dalla crisi antropologica che stiamo vivendo» ha parlato don Antonio Malo, docente di antropologia all’Università della Santa Croce, che ha evidenziato come il testo redatto dai coniugi Gentili, edito da Cantagalli, sia un’ottima guida in tal senso perché «recupera e rende esplicita quell’idea di uomo che è alla base dell’antropologia di Giovanni Paolo II comprendendo a fondo il senso della differenza procreativa e generativa degli sposi». Anche i due autori hanno sottolineato come «in questa società postmoderna che vuole de-costruire sia necessario dare voce alla forza della dottrina della Chiesa», lasciando anche spazio, però, alle esperienze delle persone. «Centro Betania – ha detto Claudio Gentili – da oltre 10 anni non è che la casa dell’accoglienza al servizio della famiglia, della coppia e del singolo e questo nostro libro nasce dalle sofferenze concrete che noi cerchiamo di accogliere e accompagnare».

Da parte sua Laura Gentili auspica che «venga superato il paradigma individualista che caratterizza la nostra società», quello che Papa Francesco ha definito «la moderna sindrome di Babele», affinché difronte alle sfide della società liquida «vi sia unità e coesione»: quella che è mancata, sul fronte laico, ad esempio, rispetto alla questione del gender.

25 marzo 2014

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