Il padre del bimbo down rifiutato al centro estivo: «La lotta va avanti»

In cantiere l’idea di un evento sportivo di sensibilizzazione, un libro-denuncia con storie ai danni di persone disabili e anche una mozione parlamentare. Danilo era stato rifiutato dal centro Ottavia di Redattore Sociale

Il piccolo Danilo, bambino Down rifiutato dal centro estivo Ottavia di Roma, è stato accolto in un centro estivo comunale, ma la battaglia dei genitori e delle famiglie che in questi giorni hanno espresso loro solidarietà prosegue. Perché, come spiega Andrea Mantovani ringraziando la circoscrizione XIV di Roma, il padre di Danilo, su Facebook «non ho “armato” tutto questo solo per avere un posto ad un centro estivo: la mia lotta continua e vorrebbe continuare per far sì che le istituzioni ai più alti livelli siano sensibili ad alcune nostre (riferito a tutte le famiglie che lottano ogni giorno con la disabilità) richieste. Vogliamo farci portavoce dei tanti che ci hanno raccontato le loro tristi esperienze. Chiederemo una mozione parlamentare (ci stiamo già muovendo per questo) e speriamo di esser sostenuti per dare diritti e semplificazioni alle famiglie».

Mantovani cita due iniziative in cantiere: una a settembre presso la struttura della s. s. Ottavia, un evento sportivo per sensibilizzare. «In più sto preparando, è ancora in fase embrionale, una raccolta in un libro – denuncia di tutte quelle esperienze – purtroppo ancora tante – ai danni dei disabili, siano essi bambini o adulti, da parte di scuole, centri estivi e associazioni sportive. Insomma vorremmo portare avanti diverse cose, ma per farlo abbiamo bisogno del sostegno e aiuto e soprattutto della collaborazione di tutti».

In particolare sono in programma «alcuni incontri per approdare a un regolamento che stabilisca chi, come e quanti bambini, anche disabili, possano far parte di un campus estivo, quali i requisiti richiesti a tutor e supervisori. Non dobbiamo permettere – ribadisce il padre di Danilo – che un business come quello legato al settore non sia regolamentato né tanto meno controllato. C’è molto sommerso. E, dopo le licenze concesse dagli enti locali, si scopre che magari ci sono dei ragazzi a prendersi cura dei nostri figli. Perché lasciare che ci siano alcuni che si improvvisano imprenditori a discapito dei nostri figli?».

19 giugno 2014

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