Il Papa a Casal del Marmo per portare ai giovani la “carezza” di Gesù

Nella Messa del Giovedì Santo con i ragazzi del carcere minorile Francesco ha lavato i piedi a 12 minori reclusi: “Mi è venuto dal cuore andare dove sono coloro che mi avrebbero aiutato a essere più umile” di Laura Badaracchi

Il rito della lavanda dei piedi, fortissimo ed evocativo nella sua semplicità disarmante. Un segno definito da Papa Francesco «una carezza che Gesù fa. Perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci». Così il Pontefice ha sintetizzato il senso concreto e simbolico del gesto evangelico ai ragazzi detenuti nell’Istituto penale minorile di Casal del Marmo. Infatti ha voluto celebrare proprio lì e non nella Cattedrale di Roma, nel pomeriggio del Giovedì Santo, la Messa in Coena Domini. Una scelta precisa di continuità: nel suo ministero come arcivescovo di Buenos Aires, infatti, il cardinale Jorge Mario Bergoglio aveva sempre celebrato il rito in un carcere, in un ospedale o in un ospizio per poveri o persone emarginate.

Cinto di un grembiule – tessuto con 720 fili provenienti dalla Terrasanta, realizzato a mano dagli ospiti della comunità di accoglienza “Villa San Francesco” a Pedavena, nel Bellunese –, ha lavato, asciugato e baciato i piedi di dodici minori reclusi, tra cui due ragazze: una serba e musulmana, nata nel nostro Paese, e un’altra italiana. Ginocchioni a terra, Papa Bergoglio ha fissato negli occhi e sorriso a ciascuno dei ragazzi, nella commozione dei presenti. Nessuna diretta televisiva, stampa non ammessa a partecipare al rito, per favorire il raccoglimento e preservare la privacy dei ragazzi.

Oltre un centinaio di persone affollavano la cappella intitolata al “Padre misericordioso”, tra volontari e personale che quotidianamente opera nella struttura; presenti anche il ministro della Giustizia Paola Severino e Caterina Chinnici, capo del Dipartimento giustizia minorile, il comandante della Polizia penitenziaria dell’Istituto, Saulo Patrizi, e Liana Giambartolomei, direttrice del carcere. L’animazione liturgica dei canti è stata curata da un gruppo del Rinnovamento nello Spirito, mentre gli stessi ragazzi hanno proclamato le letture e formulato le preghiere dei fedeli. A concelebrare la Messa, il cardinale vicario Agostino Vallini e il sostituto della segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, il segretario personale del Papa don Alfred Xuereb e padre Gaetano Greco, cappellano di Casal del Marmo. Dove attualmente sono detenuti una cinquantina di ragazzi, molti dei quali stranieri.

«L’esempio ce lo dà il Signore che lava i piedi, perché fra noi il più alto deve essere al servizio degli altri – ha detto il Papa nella breve omelia, riprendendo le parole del Vangelo appena proclamato –. È un simbolo, un segno: lavare i piedi significa essere al servizio, aiutarci l’un l’altro». Poi il Santo Padre ha proseguito con un esempio molto concreto per declinare nel quotidiano il dettato evangelico: «A volte può succedere: mi sono arrabbiato con uno o con un altro; meglio lasciar perdere, anzi: se qualcuno ti chiede un favore, faglielo. Questo è quello che Gesù ci insegna e quello che io faccio – lavare ora i piedi – è un dovere che mi viene dal cuore come prete, come vescovo devo essere al vostro servizio; lo amo, amo farlo perché il Signore così me lo ha insegnato. Anche voi aiutatevi l’uno con l’altro e aiutateci sempre a fare questo servizio; così, aiutandoci, ci faremo del bene».

Infine Papa Francesco ha invitato a una riflessione: «Ciascuno di noi pensi durante questo gesto: io davvero sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?». Al termine della celebrazione eucaristica, tutti in palestra per un momento d’incontro. I ragazzi hanno donato al Pontefice un crocifisso e un inginocchiatoio in legno, in linea con la tradizione francescana, realizzati da loro stessi nel laboratorio di falegnameria promosso dalla Caritas diocesana all’interno del penitenziario. Ricambiati da uova di cioccolato e colombe. «Ringrazio voi ragazzi e ragazze: sono felice di stare con voi oggi. Non lasciatevi rubare la speranza, capito? Sempre con la speranza, avanti», ha concluso il Santo Padre. Uno dei minori reclusi gli ha chiesto perché avesse deciso di recarsi proprio lì: «È un sentimento che è venuto nel cuore, di andare dove sono coloro che mi avrebbero aiutato a essere più umile. Le cose del cuore non hanno spiegazione, vengono da sole», la risposta.

29 marzo 2013

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