Il Papa a Setteville: «La Parola, alimento che nutre l’anima»

Celebrando la Messa con i fedeli di Santa Maria dell’Orazione, Francesco ha rinnovato l’invito a portare sempre con sé un piccolo Vangelo. Quindi ha benedetto la nuova statua di san Giuseppe di Laura Badaracchi

«Ascoltare e guardare Gesù»: sono i due inviti che Papa Francesco ha rivolto nel pomeriggio di domenica 16 marzo, durante l’omelia della Messa da lui presieduta, ai fedeli della parrocchia di Santa Maria dell’Orazione a Setteville di Guidonia. Una porzione della Chiesa di Roma all’estrema periferia geografica della diocesi, che il suo vescovo ha raggiunto per la sua quinta visita pastorale accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini e dal vescovo ausiliare del Settore nord Guerino Di Tora, insieme a una folla festante che sventolava bandierine e pon-pon bianchi e gialli. Intorno, persone arrampicate anche sui tetti per poter salutare il Pontefice, fiori e striscioni di benvenuto sulla facciata della chiesa, manifesti e volantini con la frase «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù», tratta dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium.

Prima della celebrazione eucaristica, cominciata alle 17.40, il Pontefice ha incontrato alcuni malati e disabili, i ragazzi del catechismo della comunione e della cresima, una sessantina di adolescenti del gruppo di post-cresima, i membri della Polisportiva parrocchiale (con la relativa squadra di calcio) e della Gioventù ardente mariana, le famiglie con i bimbi battezzati da gennaio di quest’anno, le sei Comunità neocatecumenali che hanno poi animato la Messa con canti accompagnati dal suono di chitarre, cembali, flauti e violini. «Nell’orazione all’inizio della Messa abbiamo chiesto al Signore due grazie: ascoltare l’amato Figlio perché la fede sia nutrita dalla Parola di Dio, e purificare gli occhi – ha ricordato il Papa aprendo l’omelia, pronunciata a braccio come suo solito durante le visite alle parrocchie romane -. Questo è il primo compito del cristiano: ascoltare Gesù che ci parla, ci salva con la sua Parola, fa più robusta e forte la nostra fede». Durante la giornata, ha osservato il Santo Padre, si ascoltano spesso altre voci: «La radio, la televisione, le chiacchiere delle persone. Ma vi faccio una domanda: prendiamo un po’ di tempo ogni giorno per ascoltare la parola di Gesù? A casa abbiamo il Vangelo e ogni giorno ne leggiamo un brano o abbiamo paura, non siamo abituati?».

«Ascoltare la Parola di Gesù è il pasto più forte per l’anima: ci nutre l’anima, la fede. La parola di Gesù entra nel nostro cuore e ci fa più forti nella fede», ha insistito Papa Bergoglio, chiedendo ai fedeli di passare quotidianamente alcuni minuti nel leggere un brano del Vangelo, come aveva già detto anche durante l’Angelus. Infatti anche alla folla riunita in piazza San Pietro, poche ore prima, aveva suggerito «di avere un piccolo Vangelo da portare nella borsa, da leggere anche quando abbiamo tempo nel bus, dove siamo un po’ costretti a mantenere l’equilibrio e a difendere le tasche. I martiri dei primi secoli, come santa Cecilia, portavano il Vangelo con sé».

Il secondo aspetto sottolineato nell’omelia è «la grazia della purificazione degli occhi dello spirito per prepararli alla vita eterna, alla dimensione del cielo: Gesù si manifesta e con la sua trasfigurazione ci invita a guardarlo. Forse i nostri occhi sono un po’ ammalati perché vediamo tante cose mondane che non fanno bene alla luce dell’anima e senza saperlo finiamo in un buio spirituale, in un buio della fede, perché a poco a poco non siamo più abituati a vedere le cose della fede». Invece, ha auspicato il Pontefice, occorre «ascoltare Gesù per fare più forte la nostra fede e guardarlo per prepararci alla visione del suo volto. Così, quando il Signore ci chiamerà, ci ritroveremo insieme in una Messa senza fine».

Emozionato e commosso il parroco, don Francesco Bagalà, che ha definito il territorio «terra di missione» e nel saluto prima della benedizione finale ha ringraziato il Papa per la sua «tenerezza» e per il dono di «spargere l’olio della letizia», chiedendo «perdono» alle diocesi confinanti della Sabina e di Tivoli «perché non c’era posto per tutti. Chiederemo di poter stare a un’udienza del mercoledì per venirla a trovare». Poi ha menzionato la «coincidenza felicissima» della visita fissata pochi giorni dopo il primo anniversario di pontificato e a ridosso della festa di san Giuseppe, di cui il Papa è devoto. «Nella sua omelia d’inizio del ministero petrino, ha ripetuto circa trenta volte il verbo “custodire”, ma è un concetto di cui si parla poco», ha rimarcato il sacerdote, felice che proprio Francesco abbia potuto benedire la nuova statua dedicata al santo che porta Gesù sulle spalle, posta vicino al fonte battesimale. Un segno «per tutti i padri, chiamati a educare e a trasmettere ai figli la fede».

17 marzo 2014

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