Il Papa a tavola con i poveri

Benedetto XVI a pranzo alla mensa di via Dandolo della Comunità di Sant’Egidio. «Qualcuno qui ha trovato la sua famiglia» da Agenzia Sir

Il discorso integrale pronunciato dal Santo Padre

«C’è una lingua, che al di là delle differenti lingue, tutto unisce: quella dell’amore». È quanto ha detto ieri (domenica 27 dicembre 2009) Benedetto XVI agli ospiti della mensa dei poveri della Comunità di Sant’Egidio, dopo aver pranzato con loro. Ad accogliere il Papa il fondatore della Comunità Andrea Riccardi; monsignor Luigi Moretti, vicegerente della diocesi di Roma; il primo assistente ecclesiastico della Comunità, monsignor Vincenzo Paglia, ora vescovo di Terni-Narni-Amelia. All’ingresso della mensa una donna romnì e un immigrato dal Senegal.

Entrando il Pontefice si è fermato davanti al presepe e al monumento dedicato a Modesta Valenti, una donna senza fissa dimora morta alla stazione Termini di Roma e diventata simbolo dei senza tetto della Capitale. «Tante persone, provenienti da vari Paesi, segnate dal bisogno – ha detto il Papa – si ritrovano qui per cercare una parola, un aiuto, una luce per un futuro migliore. Impegnatevi perché nessuno sia solo, nessuno sia emarginato, nessuno sia abbandonato».

«Sono venuto tra voi – ha aggiunto – proprio nella Festa della Santa Famiglia, perché, in un certo senso, essa vi assomiglia. Infatti, anche la Famiglia di Gesù, fin dai suoi primi passi, ha incontrato difficoltà: ha vissuto il disagio di non trovare ospitalità, fu costretta ad emigrare in Egitto per la violenza del Re Erode. Voi sapete bene cosa significa difficoltà, ma avete qui qualcuno che vi vuole bene e vi aiuta, anzi, qualcuno qui ha trovato la sua famiglia grazie al servizio premuroso della Comunità di Sant’Egidio, che offre un segno dell’amore di Dio per i poveri».

Dopo una breve preghiera Benedetto XVI ha pranzato con un rifugiato afgano di 34 anni, Qorbanali Esmaili, un ex inserviente di circo che le traversie della vita e la crisi del settore hanno trasformato in clochard, un giovane zingaro di 24 anni, cristiano ortodosso, un nigeriano cattolico di 35 anni, una donna somala di 63 anni, un emigrato siciliano a Roma per motivi di lavoro che vive in una roulotte, un novantenne che vive di una modesta pensione e viene aiutato dalla Comunità attraverso pacchi alimentari, un disabile di 25 anni che vive in carrozzella sin dalla nascita e che ora è ospite in una casa alloggio, un’anziana di 82 anni.

Con loro Andrea Riccardi che, nel saluto, ha sottolineato che il Papa «si reca a mangiare in un ambiente dove vanno le persone con cui non condividono la mensa i ricchi, gli importanti, i televisivi, i sapienti». Sono spesso, ha aggiunto Riccardi, «persone ferite da una vita dura, specie con la crisi economica. Ma non siamo tutti feriti dalla vita, dal bene non fatto o dal male scelto? Da queste diverse ferite scaturisce il bisogno di amore: dare e ricevere amore. Così attorno a questi tavoli, si forma una famiglia: non si mangia solo, ma si parla e si diventa amici, in una cornice non grigia ma bella. Perché è bella la famiglia, in cui riceve la dignità di fratello chi ha sete e fame o chi non ha casa o è straniero. Spesso la nostra società, dominata dalla dittatura materialistica, teme chi é diverso. Una società scossa perché senza fondamento profondo. Ma noi abbiamo trovato il fondamento scartato, il Santo Bambino di Natale, il bambino scartato dall’albergo, il Figlio di Dio».

Durante il pranzo il Papa ha ascoltato «storie dolorose e cariche di umanità – ha detto – ma anche la storia di un amore trovato qui: storie di anziani, emigrati, gente senza fissa dimora, zingari, disabili, persone con problemi economici o altre difficoltà, tutti, in un modo o nell’altro, provati dalla vita».

In questo tempo di «particolari difficoltà economiche – ha esortato Benedetto XVI – ciascuno sia segno di speranza e testimone di un mondo nuovo per chi, chiuso nel proprio egoismo e illuso di poter essere felice da solo, vive nella tristezza o in una gioia effimera che lascia il cuore vuoto». Prima di lasciare la mensa i bambini presenti tra i 200 ospiti hanno intonato un inno natalizio e il Papa li ha salutati donando loro dei giocattoli.

«Questa visita – dice al Sir monsignor Vincenzo Paglia – sottolinea un aspetto particolarmente significativo nella vita cristiana e, cioè, che i poveri sono parte della vita della Chiesa. Anzi sono nel cuore stesso della Chiesa, sono il cuore della Chiesa. Credo che la visita del Papa è stata una sorta di convegno vivente sul senso straordinario della famiglia di Dio nella vita di questo nostro mondo e di questo terzo millennio». Monsignor Paglia ricorda che Benedetto XVI ha conversato con i poveri che aveva accanto facendo molte domande e «ascoltando molto». «Voleva sapere ogni cosa di noi», ha detto uno di loro. «Questo incontro – conclude monsignor Paglia – porta un’energia nuova non solo in coloro che hanno avuto la possibilità di pranzare con il Papa ma anche in coloro che vivono e cooperano tutti i giorni con i poveri».

28 dicembre 2009

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