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Il Papa: «Affamati di vita, solo il Signore ci sazia»

«Se ci guardiamo intorno, ci sono tante offerte di cibo. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri e non ci sembra così gustoso. Allora sogniamo altri pasti». Un profondo esame di coscienza davanti al mistero eucaristico, quello proposto ieri sera, giovedì 19 giugno, nella solennità del Corpus Domini, da Papa Francesco, che ha presieduto la Messa sul sagrato della basilica lateranense. Migliaia le persone che hanno preso parte alla celebrazione affollando la piazza. «Oltre alla fame fisica, l’uomo porta in sé un’altra fame che non può essere saziata con il cibo ordinario: è fame di vita, di amore, di eternità. Gesù ci dona questo cibo, anzi è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo; il suo corpo è il vero cibo sotto la specie del pane, il suo sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino», ha ricordato il vescovo di Roma, precisando: «La sostanza di questo pane è l’amore. Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi, un amore grande e gratuito. Vivere l’esperienza di vita significa lasciarsi nutrire dal Signore e costruire l’esistenza non sui beni materiali».

L’attaccamento a beni effimeri, ha insistito Bergoglio, scaturisce da «una memoria selettiva, schiava, non libera»: è l’atteggiamento assunto da Israele dopo aver attraversato il deserto. «Una volta giunto nella terra promessa, il popolo raggiunge una certa autonomia e benessere. Allora le Scritture esortano a ricordare, a fare memoria di tutto il cammino fatto nel deserto. L’invito è quello di tornare all’essenziale, alla totale dipendenza da Dio». Occorre ricordare le meraviglie che Dio ha compiuto nella propria esistenza: «Recuperiamo la memoria, questo il compito. E impariamo a riconoscere il pane che corrompe perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato. L’ostia è la nostra manna, mediante la quale il Signore ci dona se stesso». Infine, il richiamo a prendere posizione, a scegliere da che parte stare: «E io dove voglio mangiare? A quale tavola voglio nutrirmi? Alla tavola del Signore o sogno di mangiare cibi gustosi alla tavola della schiavitù? Quale è la mia memoria? Quella del Signore che mi salva o quella delle cipolle e della schiavitù? Con quale memoria sazio la mia anima?». E l’esame di coscienza si trasforma in preghiera e invocazione al Signore: «Gesù, difendici dalle tentazioni del cibo mondano che ci rendi schiavi: è cibo avvelenato. Purifica la nostra memoria, affinché non sia avvelenata».

Al termine della celebrazione eucaristica, Papa Francesco ha raggiunto in auto coperta piazza Santa Maria Maggiore per attendere la processione con il Santissimo Sacramento guidata in via Merulana dal cardinale vicario Agostino Vallini, per concluderla con la solenne benedizione eucaristica. «Il Papa ha ritenuto opportuno rinunciare al lungo itinerario a piedi anche in vista dei prossimi impegni – in particolare il viaggio a Cassano, in Calabria, fra soli due giorni – e allo stesso tempo preferisce evitare di fare il tragitto sulla autovettura scoperta, affinché, secondo lo spirito della celebrazione odierna, l’attenzione dei fedeli rimanga invece concentrata sul Santissimo Sacramento esposto e portato in processione», ha fatto sapere padre Federico Lombardi, responsabile della Sala stampa della Santa Sede. Con i flambeaux fra le mani hanno composto la processione eucaristica cardinali e vescovi, sacerdoti e parroci romani, seminaristi e religiosi, suore, laici, membri di confraternite e di associazioni eucaristiche, bambini con l’abito della Prima Comunione accompagnati da catechisti e genitori. A entrambi i lati di via Merulana, una folla composta dietro le transenne ha assistito al passaggio del Santissimo Sacramento, posto su un baldacchino mobile e affiancato da due diaconi, in un clima di intenso raccoglimento.

20 giugno 2014