Il Papa: «Finisca il rumore delle armi. La pace è possibile»

L’appello di Francesco durante la veglia di sabato in piazza San Pietro: «La guerra è una sconfitta per l’umanità ». Più di 100mila i presenti. Cristiani e musulmani uniti nella preghiera di Christian Giorgio

«Finisca il rumore delle armi! La guerra è sempre una sconfitta per l’umanità». Ha cominciato a parlare poco dopo le otto di sera Papa Francesco; le ventuno di Damasco, le quattordici di Washington. Sabato 7, per quattro ore, piazza San Pietro è diventata il centro di quella «casa dell’armonia e della pace» alla quale ha fatto riferimento il Pontefice nel corso dell’omelia, culmine della veglia di preghiera, che ha radunato più di centomila persone. È questo il mondo «nel cuore e nella mente di Dio», un luogo in cui «tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi “a casa” – ha proseguito Francesco -, perché è “cosa buona”». C’era ancora il sole quando il Papa ha fatto il suo ingresso sul sagrato accompagnato dall’arciprete della Basilica vaticana, il cardinale Angelo Comastri. È stato uno di quei tramonti che inondano d’oro la cupola di Michelangelo e i palazzi di via della Conciliazione lungo la quale, sin dal pomeriggio, i fedeli si sono incamminati verso l’altare dove il Santissimo Sacramento è stato il fulcro della preghiera per la pace di «tutti gli uomini e le donne di buona volontà».

Alla sinistra dell’ostensorio, poco prima della recita del rosario, è stata intronizzata l’icona di Maria Salus popoli Romani. «È possibile uscire da questa spirale di dolore e morte?» ha chiesto il Papa riferendosi ai fatti siriani e al temuto attacco armato. «Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti!». Francesco ha poi ammonito i responsabili politici, perché riescano a trovare un’altra soluzione all’azione militare contro la Siria: «La guerra è solo una sconfitta per l’umanità, la guerra porta solo morte. In ogni violenza e in ogni guerra facciamo rinascere Caino», ha detto.

«Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!». E in effetti c’era anche una rappresentanza di musulmani a piazza San Pietro. Hanno pregato proprio come il Papa ha auspicato: accanto ai cristiani. Gli uni sgranando il rosario, gli altri recitando il Corano. Ai bordi del colonnato sono spuntate, durante la serata, diverse bandiere siriane e uno striscione con i volti del vescovo siro-ortodosso Mor Gregorios Yohanna Ibrahim e di quello greco-ortodosso Boulos al-Yazigi rapiti quasi cinque mesi fa.

L’omelia del Papa è stata interrotta dagli applausi in più di un’occasione. Il più sentito quando ha ricordato,a braccio, l’incontro interreligioso di Buenos Aires nel 2000 e quando ha chiesto, leggendo il testo preparato, «se la pace sia o no possibile», rispondendo di sì. L’altro applauso si è alzato alla citazione delle parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!» e «La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità».

Al termine dell’omelia ha preso il via la seconda parte della veglia, con l’adorazione eucaristica scandita in cinque tempi, ognuno dei quali sottolineato da una lettura biblica sul tema della pace, il canto, l’offerta d’incenso da parte di cinque coppie di persone in rappresentanza di Siria, Egitto, Terra Santa, Stati Uniti e Russia. Infine, la recita dell’Ufficio delle Letture e il tempo del silenzio e della preghiera personale, prima della benedizione eucaristica da parte di Francesco.

Oltre alle personalità civili nazionali e locali presenti in piazza – tra cui il sindaco di Roma, Ignazio Marino con una delegazione del Consiglio comunale – diverse delegazioni del corpo diplomatico presso la Santa Sede: dalla Colombia al Messico, dal Portogallo alla Slovacchia, dall’Argentina al Perù passando per il Principato di Monaco, El Salvador e Bosnia Erzigovina. Alle 22.56 il Santissimo Sacramento è tornato all’interno della basilica di San Pietro segnando il termine della lunga veglia di preghiera. «La pace è un bene del cuore e si comunica agli amici…» recitava uno striscione in piazza, riportando le parole di Sant’Agostino che, nel “Discorso 375”, continuano così: «…ma non come il pane. Se vuoi distribuire il pane, quanto più numerosi sono quelli per cui lo spezzi, tanto meno te ne resta da dare. La pace invece è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli mentre lo spezzavano e lo distribuivano».

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